Il Vaticano apre gli archivi di Pio XII: «Aiutò gli ebrei». Il Rabbino di Roma: «Non fermò il treno con mille deportati»

«Le scarse rivelazioni si riveleranno un boomerang per gli apologeti a ogni costo», sostiene Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Nel giorno dell’apertura agli studiosi degli archivi sul pontificato di Pio XII (nato Eugenio Pacelli), accusato storicamente di non aver condannato né impedito l’Olocausto durante la seconda guerra mondiale, dalla lettura delle prime carte desecretate dagli archivi del Vaticano sembrerebbe essere accaduto l’esatto contrario. 

Papa Pacelli venne – e viene tutt’oggi – accusato di riluttanza nel condannare apertamente la Germania nazista, così come nell’esprimere una condanna nei confronti della campagna razzista di Mussolini, iniziata nel 1938. 

Ma uno dei punti focali delle polemiche riguarda l’accerchiamento da parte delle truppe naziste dell’antico ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, quando le truppe imprigionarono oltre mille ebrei della città, tra cui innumerevoli donne e bambini, imprigionandoli in un complesso militare situato proprio vicino al Vaticano. 

Dopo esser stati trattenuti nel complesso militare, i mille ebrei vennero deportati dalla stazione di Roma Tiburtina ad Auschwitz il 18 ottobre, e di conseguenza consegnati alla morte. E la comunità ebraica si focalizza tutt’oggi (anche) su questo pesante espediente d’ambiguità nelle critiche mosse verso il papato di Pacelli. Perché non chiese la liberazione degli ebrei imprigionati vicino al Vaticano? Perché non si fece da mediatore affinché non venissero deportati? 

E se il professor Johan Ickx, direttore dell’archivio storico della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana, in un articolo dell’Osservatore Romano ha spiegato che le prime carte desecretate confermerebbero che Pacelli aiutò gli ebrei, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ribatte accusandolo di «sospetto sensazionalismo».

«È molto sospetto questo sensazionalismo, con i fascicoli già pronti e le conclusioni facili proposte sul vassoio – spiega il rabbino capo di Roma – Ma basta poco per rendersi conto che già le scarse rivelazioni si riveleranno un boomerang per gli apologeti a ogni costo».

«Si vede chiaramente che non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre e che gli aiuti furono ben mirati a tutela dei battezzati – ha proseguito il Di Segni -. Dopo aver detto che ci vorranno anni di studio, ora la soluzione uscirebbe il primo giorno come il coniglio dal cilindro del prestigiatore. Per favore, fate lavorare gli storici». 

In copertina: ANSA / ARCHIVIO | Papa Pio XII Eugenio Pacelli in un’immagine d’archivio

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