Ritardi nei referti di 9 giorni, rimbalzi al telefono e omissioni: il caos tamponi di Malpensa che agita la Lombardia

Quarantena forzata, giorni di ritardi, centralini fantasma a cui doversi rivolgere. L’ansia di un risultato che si aspetta e che di fatto mette in stand by la vita

I tamponi sono una cosa seria. I contagi da Covid-19 ancora di più. È per questo che chiunque metta piede a Malpensa di ritorno da un viaggio in alcuni dei Paesi con picchi preoccupanti di casi positivi, deve effettuare il test immediatamente. I tamponi sono una cosa talmente seria che chiunque torni da Grecia, Spagna, Malta o Croazia deve fare una lunga fila negli otto stand adibiti proprio all’interno dell’aeroporto da Ats Insubria, l’incaricata dalla Regione Lombardia, per la somministrazione dei test.

Seria, a tal punto che i tempi standard da garantire per i risultati sono generalmente di 48 ore. Massimo 72, in casi di emergenza. È per questo che i numerosi viaggiatori di ritorno in Italia nelle giornate di fine agosto, continuano a gridare allo scandalo per via di risultati che ad arrivare non solo hanno impiegato più di 72 ore, ma hanno raggiunto nei casi più estremi i 9 giorni. Quarantena forzata, giorni e giorni di ritardi, centralini e indirizzi mail fantasmi a cui doversi rivolgere, l’ansia di un risultato che si aspetta e che di fatto mette in stand by la vita.

Le voci nel limbo, Andrea: «Una settimana d’inferno»

«Il 30 di agosto tornavo dalla Grecia con un gruppo di altre 7 persone», racconta Andrea Moro, una delle vittime del disservizio che da giorni continua a segnalare alla Regione e ai media, «una situazione scandalosa». «Prima di arrivare in Italia avevamo letto di un possibile ritardo nel servizio tamponi, non più 48 ma 72 ore, questo il riferimento che avevamo raccolto sul sito dell’Ats Insubria», continua. Andrea racconta di aver assistito ad una macchina organizzativa che all’arrivo a Malpensa lo aveva fatto ben sperare: «Sono stati molto veloci, ci siamo avvicinati agli stand e in 20 minuti noi otto avevamo fatto tutti il tampone».

Quella che il viaggiatore definisce «settimana infernale» comincia però subito dopo. Andrea chiede anche di persona dei possibili ritardi di cui aveva letto, «stiamo monitorando, ma comunque non più di 72 ore», gli rispondono. Arrivato a mercoledì, del risultato del tampone nessuna notizia e Andrea inizia a preoccuparsi. Cominciano così una serie di tentativi, per la maggior parte vani, di entrare in contatto con Ats Insubria.

«Alcuni del gruppo cominciavano a chiamare ininterrottamente dalle 9 del mattino, il numero verde non ha mai risposto», denuncia Andrea, ricordando come per un’intera settimana ha lasciato messaggi su messaggi in segreteria e mandato mail a cui non è seguita risposta. «Uno di noi è stato ricontattato il giovedì, esortato ad avere pazienza perché il laboratorio stava processando i dati del 28 e del 29 agosto».

«Mi ero illuso che quelli del 30 potessero arrivare almeno il giorno dopo, ho dovuto aspettare il lunedì successivo per avere il mio referto». Del suo gruppo Andrea è stato uno dei più fortunati, degli 8 viaggiatori, 6 hanno ricevuto il risultato lunedì. Le ultime due hanno dovuto invece attendere la mezzanotte del martedì, arrivando a quota 9 giorni di attesa.

Particolare del referto arrivato alle ultime due persone del gruppo vacanziero di Andrea, è la provenienza del laboratorio. Il centro da cui arriva il certificato risulta infatti provenire da Modena, a differenza degli altri sei risultati che invece arrivano dall’azienda Synlab della Lombardia.

Dal referto di un viaggiatore datato 7 settembre 2020

«Perché quando ho chiesto dei ritardi mi hanno rassicurato con la storia delle 72 ore?», si chiede Andrea, risentito per quello che ha vissuto non solo come disagio ma anche «come una ingiusta presa in giro». «Se avessi saputo la verità mi sarei preoccupato di effettuare il test privatamente e di assicurarmi così una tranquillità anche dal punto di vista lavorativo», continua Moro, raccontando come il proprio datore di lavoro ha scelto di tenerlo a casa, nonostante il Dpr Lombardia consenta in questi casi di svolgere le attività lavorative normalmente.

Date di richiesta e di referto nel certificato di un viaggiatore arrivato a Malpensa il 30 agosto 2020

«Tra di noi ci sono persone che hanno parenti e genitori anziani, per scelta hanno deciso di non avere più contatti, di non uscire tranne che per andare a lavoro, nel caso di chi è dovuto rientrare ugualmente». In un limbo per otto giorni, l’odissea sembra essere finita con un esito del tampone negativo. «Ho i miei genitori in in Spagna e dovrei andare prossimamente per far loro visita. Non ho più il coraggio» spiega, «se per 3 giorni di viaggio, devo sacrificare un’altra settimana di attesa, credo che anche a lavoro non la prenderebbero affatto bene».

Laura: «Perché non dirmelo subito?»

Anche il referto di Laura Castellon Duque, dal 30 agosto, data del tampone, è arrivato lunedì 7 settembre. Infermiera a Milano, originaria della Spagna e madre di due bambine, è tornata da un viaggio nella terra natìa con le sue figlie. «Avevo prenotato per loro un tampone già prima di partire per la Spagna all’ospedale di Rozzano e per me nella struttura dove lavoro, ma atterrando a Malpensa, avendo visto gli stand a disposizione ho chiesto di poter accedere anch’io al servizio e mi hanno risposto di sì», racconta. Stesso iter. Otto giorni di preoccupazione, chiamate senza risposta mentre l’agitazione per un tampone che a quel punto Laura teme sia andato perso aumenta.

«Ho aspettato 72 ore, che si sono trasformate in 96, poi in 120, fino a che il venerdì ho cominciato ad agitarmi non poco», racconta la donna, sottolineando come nessuno le avesse rilasciato al momento del tampone nessun riferimento cartaceo o mail a cui poter fare fede. «Le pochissime volte che qualcuno mi ha risposto al numero di Ats Insubria, mi diceva di non potermi dire nulla, che stavano elaborando ancora i dati del 28 di agosto e che sarebbero andati avanti con lo smistamento», tempo di riferimento ignoto.

Laura, ancora per fortuna in ferie, è potuta restare a casa senza troppi problemi. La sua bambina ha perso il primo giorno di inserimento a scuola, «è la cosa che più mi ha fatto arrabbiare. Perché quando ho chiesto di poter fare a Malpensa i tamponi anche per le mie bambine mi hanno detto di sì nonostante avessi specificato che avevo già prenotato altrove i test? Perché non dire chiaramente dei ritardi?».

Stesse domande anche per Laura dunque, che ora legge il referto datato 7 settembre e apprende che anche la data di richiesta di analisi al laboratorio è datata lo stesso giorno. Data del referto: 7 settembre alle 8.48 di sera. Data di richiesta: lo stesso giorno alle due di pomeriggio. Una tempistica piuttosto strana soprattutto quella riferita alla data di richiesta, che invece dovrebbe avere come riferimento la domenica del 30 agosto, giorno di arrivo di Laura e le sue bambine a Malpensa. Per di più, proprio come i due referti del gruppo vacanziero di Andrea, anche il referto dell’infermiera sembra provenire non dal laboratorio lombardo ma da quello modenese.

Mattia: «Le date che non corrispondono»

Stessa questione sulla data anche sul certificato di Mattia Maroni, tornato da Minorca sabato 29 agosto e sottoposto a tampone negli stand di Malpensa il giorno stesso. Da lì ha dovuto aspettare ben 8 giorni prima di avere l’esito, con una data di richiesta registrata sul referto risalente al 3 di settembre, ben 4 giorni dopo la data effettiva del tampone. «Già in coda allo stand quel giorno dell’arrivo, l’informazione che tutti chiedevano era quanto tempo ci sarebbe voluto per l’esito e la risposta che davano parlava di 72 ore», racconta. Una versione che comprendeva già l’elemento del ritardo rispetto alle 48 ore canoniche ma che non forniva alcun sentore di una problematica di gestione ben più grande.

Copia del referto di Mattia Maroni con data di richiesta e di referto

Anche per Mattia l’attesa è stata lunga quanto i giorni passati lontano dal lavoro, «nonostante l’Ats mi ripetesse che tanto le mie attività avrei potuto continuare a farle anche se i risultati non arrivavano, il mio datore di lavoro ha preferito non mettere a rischio l’azienda», spiega Mattia, dipendente di una piccola impresa che non ha voluto rischiare la chiusura totale in caso di positività al virus.

«Avevo già comunicato il mio rientro il lunedì successivo dopo la vacanza, considerando le 72 ore massimo che Ats aveva garantito. Ho dovuto prendere tempo per un’intera settimana», racconta il ragazzo secondo cui le decine di chiamate e segnalazioni ad Ats Insubria, Ats Milano, Regione Lombardia e Ministero della Salute «non sono state minimamente ascoltate».

Dalle Recensioni della pagina Facebook di Ats Insubria

Dopo cinque giorni in cui Mattia racconta di essere «impazzito nel tentativo di rintracciare qualcuno», è arrivato a scrivere il proprio disagio su Facebook raccogliendo altre decine di casi simili al suo. Tutti testimoni di spiegazioni blande, quando presenti, e di un’attesa che, vista la serietà della questione, sembrava essere assurda.

Le poche spiegazioni fornite da Ats Insubria a Mattia sono quelle delle uniche due telefonate a cui è riuscito ad avere risposta dopo decine di tentativi. «Mi dicevano cose random per telefono tra cui di un problema in laboratorio non meglio identificato, poi anche di date difficili e di numeri di arrivi molto difficili da gestire». Spiegazioni «tappa buchi» in cui la frase «puoi uscire lo stesso di casa» sembrava essere, per gli addetti al centralino, la possibile panacea consolatoria.

Ats Insubria rende conto

Dopo le numerose segnalazioni, commenti social e telefonate arrivate nelle ultime ore, Ats Insubria ribadisce la responsabilità del ritardo al macchinario del Laboratorio a cui si sono affidati. «Il Laboratorio in questione, che voglio precisare è noto per gli ottimi standard qualitativi», dice ad Open il Direttore Sanitario di Ats Insubria, Giuseppe Catanoso, «ha avuto un guasto ad uno dei loro strumenti, probabilmente dovuto al carico di lavoro notevolmente aumentato». Dal 19 al 7 agosto sono stati eseguiti più di 23mila tamponi, i referti in ritardo, eccedenti le 48 ore, sono risultati in tutto 3.262. «Con l’ultimo monitoraggio di ieri pomeriggio siamo arrivati a 1170» fa sapere Catanoso, che risponde anche alla questione date.

La mancata corrispondenza della data di richiesta di analisi con la data effettiva della somministrazione del test sarebbe secondo Ats Insubria responsabilità unica del laboratorio incaricato. «La consegna dei tamponi da parte della ATS Insubria avviene almeno una volta al giorno. Ogni giorno è lo stesso laboratorio che effettua l’analisi ad inviare a Malpensa un suo mezzo per il ritiro dei tamponi», precisa Catanoso, facendo capire che i ritardi anche nella richiesta non dipenderebbero da una mancata consegna tempestiva dei test da parte di Ats.

Sui tempi di segnalazione del ritardo i riferimenti dati da Catanoso sembrano non riuscire a togliere i dubbi di una malagestione. «La prima segnalazione di guasto è arrivata in ATS giovedì 27 agosto» fa sapere il Direttore Sanitario. «Monitorando l’accumulo dei ritardi, abbiamo provveduto ad indicare sul nostro sito che i tempi di risposta sarebbero stati superiori a 72 ore» continua Catanoso, indicando poi il successivo riferimento alle 96 ore come ulteriore avvertimento. Secondo le testimonianze dei malcapitati però le tempistiche si sarebbero protratte ulteriormente e inoltre, atterrando a Malpensa, nessuno degli addetti, a domanda esplicita, avrebbe segnalato le condizioni di difficoltà che avrebbero portato attese fino a ben 9 giorni.

Al momento la situazione, secondo quanto informa il dott. Catanoso, «è in via di risoluzione». I ritardi non sono ancora stati recuperati del tutto e molte persone sono ancora in attesa dei risultati ma nel frattempo Ats Insubria informa di aver coinvolto un secondo laboratorio «ad elevatissima produttività (20.000 test/die)».

L’ulteriore centro analisi ora integrato, secondo Ats, permetterebbe di processare i tamponi dei giorni scorsi «più rapidamente». Meglio tardi che mai si direbbe in casi non urgenti come quelli di una pandemia.

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