La bufera sullo strano membro del nuovo Cts: chi è Alberto Gerli, l’ingegnere influencer delle previsioni clamorose sulla pandemia, tutte sbagliate

Previsioni tanto ambiziose quanto sbagliate, modelli dai fondamenti scientifici fumosi, teorie anomale smentite puntualmente dalla realtà. Per quali motivi l’ingegnere è considerato un “esperto” tale da essere membro del Cts?

Ingegnere, imprenditore, startupper e membro del nuovo Comitato Tecnico Scientifico (Cts). Un nome, quello di Alberto Giovanni Gerli, che circola da mesi in qualità di autore di analisi e previsioni sull’andamento epidemiologico della pandemia di Coronavirus in Italia. Le sue proiezioni elaborate sono state inviate alla rinfusa un po’ a chiunque: dall’ex premier Giuseppe Conte al presidente del Veneto Luca Zaia, passando anche per Chiara Ferragni e Fedez, finendo anche su diverse testate. Ma le sue stime, così come evidenziato da diversi analisti, per primo da Lorenzo Ruffino su Pagella Politica, non sono trovano riscontro nei fatti e nei numeri reali della pandemia. I dubbi sulla sua nomina in qualità di esperto all’interno dell’organismo che consiglia al Governo le scelte da intraprendere nella gestione della pandemia non sono pochi. Gli esempi di fallacia delle previsioni dell’ingegner Gerli sono tanti, e – forse – troppi per un incarico di tale importanza.


Il modello Gerli e la teoria delle ondate di 40 giorni

Come evidenziato anche dal ricercatore dell’Ispi, Matteo Villa, già nell’aprile 2020, Gerli presentò un “modello predittivo” secondo cui, in sostanza, si riteneva inutile il lockdown prolungato. Secondo il modello di Gerli le ondate durerebbero 40 giorni, e a fare la differenza sarebbero unicamente le misure applicate nei primi 17 giorni, dopodiché i contagi sarebbero tornati a calare. Ma questo, ad aprile 2020, era praticamente prevedibile, giacché l’Italia era ormai in lockdown da un mese e mezzo.

Nella proiezione non veniva tenuto conto della possibile ripresa di tipo esponenziale dei contagi nei periodi successivi, nonché del fatto che gli effetti delle restrizioni, così come rilevato dall’Associazione italiana di epidemiologia, iniziano a comportare un «declino significativo ed omogeneo dell’incidenza di Covid-19 nelle quattro settimane successive al provvedimento». Insomma, 17 giorni di limitazioni non sembrano proprio essere sufficienti per far decrescere la curva dei contagi e non risulta affatto chiaro quale sia il fondamento scientifico dei 17 giorni. 

La previsione errata di Gerli sui contagi in Lombardia

Tra gli esempi di previsioni rivelatesi sbagliate, tra le tante, c’è anche quella del calo dei casi in Lombardia tra il gennaio e marzo 2021. Secondo il modello dell’ingegner Gerli, così come evidenziato da Lorenzo Ruffino su Pagella Poltica, «in Lombardia i contagi si sarebbero ridotti velocemente nelle settimane seguenti, passando da circa 1.700 al giorno a 350 per metà marzo a “parità di condizioni”, cioè senza varianti. In realtà sappiamo che non è andata così: a metà marzo i casi sono stati 4.700. La colpa dell’aumento non può essere solo attribuita alle varianti, perché i casi non hanno mai seguito l’andamento previsto da Gerli. Hanno avuto infatti solo una leggera oscillazione a inizio febbraio, ma in generale hanno avuto un trend di crescita».

Le incognite sulla nomina di Alberto Gerli nel Cts

Gli esempi di modelli e proiezioni elaborati da Alberto Gelli rivelatisi sbagliati ce ne sono molti. E anzi, risultano essere persino troppi per arrivare a essere nominato membro del Comitato Tecnico scientifico e, dunque, consigliere di possibili strategie da adottare per limitare i contagi, considerando che le sue “previsioni” sono state ripetutamente smentite dai dati reali. E allora come è finito nel Cts? Perché? Secondo quali competenze? Al momento, guardando ai fatti, non è dato a saperlo.  

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