La Galleria degli Uffizi contro Pornhub: il sito ha usato il nome e le immagini del museo senza permesso

Il progetto Classic Nudes aveva come obiettivo quello di svelare il lato pornografico della storia dell’arte. Il problema è che i musei coinvolti non sono stati avvisati

«Alcuni dei porno migliori di tutti i tempi non sono su Pornhub. Si trovano in un museo». Così Ilona Staller, al secolo Cicciolina, introduce Classic Nudes, il progetto del colosso pornografico che punta a portare i suoi utenti in alcuni dei musei d’arte più famosi al mondo. C’è un però un problema. Nessuno ha chiesto a questi musei il permesso di usare il loro nome e le loro opere. E così la Galleria degli Uffizi di Firenze, una delle strutture coinvolte, è pronta a inviare una diffida a MindGeek Holding, la società con sede in Lussemburgo che è proprietaria di PornHub (ma anche di YouPorn e RedTube).


La Galleria degli Uffizi contro Pornhub

L’idea di Classic Nudes è quella di raccontare la pornografia nella storia dell’arte attraverso varie forme. C’è un canale PornHub in cui vengono pubblicati video porno ispirati a opere d’arte, non manca L’Origine du Monde, e c’è anche un sito, dove si possono trovare spiegazioni di opere e audio guide lette dalla pornostar Asa Akira. Per adesso gli Uffizi di Firenze sono gli unici che, stando a quanto riporta Adnkronos sono pronti ad avviare un’azione contro Pornhub. Ma fra le strutture coinvolte ci sono anche il Louvre e il Museo d’Orsay di Parigi, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra.


Al netto degli accordi sui diritti, il problema per questi musei di essere associati a Pornhub non riguarda solo i contenuti per adulti. Negli ultimi anni il principale portale di MindGeek è stato travolto da una lunga serie di critiche. PornHub infatti funziona un po’ come YouTube. Chiunque può aprire un canale e cominciare a caricare video. E così negli anni la piattaforma si è riempita di video pubblicati senza il consenso delle persone riprese, che fosse revenge porn o semplice voyeurismo. PornHub era corsa ai ripari consentendo la pubblicazione dei video solo ai canali ufficiali. Una strategia che non sembra funzionare. Lo scorso giugno altre 34 donne hanno fatto causa alla piattaforma perché ospitava loro video pubblicati senza consenso.

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