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Daisy Osakue: «Sì allo ius soli e non solo per gli sportivi»

«Un modo di creare dissenso è quando si aiutano determinate categorie, lasciandone indietro altre. Là fuori ci sono geni della scienza, della medicina e dell’arte senza cittadinanza. È giusto che si pensi anche a loro»

Daisy Osakue, discobola e pesista della nazionale azzurra, si schiera a favore della proposta del presidente del Coni Giovanni Malagò sullo ius soli sportivo ma va anche oltre: per lei l’allargamento delle maglie sulla cittadinanza non devono essere appannaggio solo degli sportivi. Osakue parla in un’intervista a La Stampa e dice la sua anche su quanto dichiarato nei giorni scorsi da Marcell Jacobs al Foglio: la medaglia d’oro nei 100 metri piani e nella staffetta 4×100 a Tokyo 2020 ha detto che gli interessa solo correre e che non gli interessano i dibattiti politici. «Innanzitutto credo che si debba affrontare la questione dello Ius soli da una prospettiva generale e non solo sotto l’aspetto sportivo, perché altrimenti si sminuisce il problema», esordisce la campionessa.


Poi parla di Jacobs: «Marcell ha preso la sua posizione e non lo giudico né positivamente né negativamente. È un uomo che in questo momento dovrebbe festeggiare le sue due medaglie olimpiche storiche, non lasciarsi coinvolgere in queste faccende. I giornalisti dovevano aspettare e non bombardarlo con domande così delicate, quando lui pensava soltanto a quando avrebbe riabbracciato la sua famiglia. Può essere criticato, ma secondo me è stato onesto e non ha strumentalizzato le sue vittorie». Quanto alla sua esperienza, spiega: «Ho avuto la mia cittadinanza come tanti altri ragazzi, aspettando il compimento del 18° anno di età, come farà anche mia sorella tra un mesetto e come farà anche mio fratello più piccolo: lei fa skeleton, lui gioca a calcio nelle giovanili della Juve e anche loro potrebbero alzare la voce sul tema».


Osakue spiega cosa le è costato non ottenere prima la cittadinanza: «Ho perso tante rassegne giovanili come Mondiali, Europei o Gimnasiadi e non è stato semplice, però mi rendo conto che per pensare al futuro bisogna avere un’idea più ampia. La regola, secondo me, deve essere cambiata alla radice, in modo equo e onesto, senza favoritismi». Ovvero? «Un modo di creare dissenso è quando si aiutano determinate categorie, lasciandone indietro altre. Là fuori ci sono geni della scienza, della medicina, della letteratura, della musica o dell’arte che non hanno la cittadinanza italiana e la vorrebbero anche loro, ma non sono alla luce dei riflettori come magari noi atleti olimpici. È giusto che si pensi anche a loro».

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