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«Vessata perché lesbica»: il tribunale condanna la Asl a pagarle 10 mila euro di danni

Un’infermiera è stata sottoposta a continue vessazioni dal primario che aveva scoperto i suoi orientamenti sessuali. Ieri la sentenza

Il tribunale di Busto Arsizio in provincia di Varese ha condannato l’azienda sociosanitaria locale della Valle Olona a risarcire con diecimila euro un’infermiera molestata perché lesbica. Il caso riguarda un’operatrice socio-sanitaria che lavorava come responsabile dell’ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia in una struttura della Asst Valle Olona, che comprende gli ospedali di Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Somma Lombardo. L’infermiera è stata sottoposta a continue vessazioni dal primario del suo reparto dopo che l’uomo è venuto a conoscenza del suo orientamento sessuale. La donna ha denunciato di essere stata costretta a lavorare in un clima ostile e poi trasferita da un reparto all’altro dell’ospedale. «Avevo un rapporto molto cordiale con il mio nuovo primario — racconta oggi al Corriere della Sera l’infermiera, che ha chiesto di rimanere anonima ed è assistita dall’avvocato milanese Emiliano Ganzarolli —. Ma quando ha scoperto la mia relazione con un’altra collega ha cambiato del tutto atteggiamento. Ha smesso di guardarmi, non mi parlava più, ha cominciato a fare battute oscene, a chiamare la mia compagna con il mio nome e viceversa. Sono arrivata al punto di prendere le pastiglie per gli attacchi di panico», dice. Dopo il dicembre 2019 è stata trasferita di reparto. Da lì la denuncia in sede penale e civile.


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