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La mossa anti-mafia dei vescovi siciliani finisce sul New York Times: basta padrini e madrine a battesimi e cresime

«La tradizione è diventata semplicemente un modo per rafforzare i legami tra i clan» dicono dalla Diocesi di Catania. Il divieto, per ora, avrà una durata di tre anni

Parte della Chiesa cattolica in Sicilia ha imposto il divieto di nominare i padrini di battesimo per tre anni. «La tradizione è diventata semplicemente un modo per rafforzare i legami di mafia tra i clan», dicono dalla diocesi di Catania che dal prossimo gennaio vieterà le figure di madrine e padrini anche per comunioni e cresime. A riprendere la notizia anche il New York Times che racconta la decisione adottata dalla Chiesa cattolica «nella terra dei padrini». Secondo la diocesi di Catania, la tradizione religiosa che vedeva la figura del padrino come essenziale per la crescita spirituale del bambino è diventata un’opportunità di rete per le famiglie che cercano di migliorare le loro posizioni sociali ed economiche, «di assicurarsi dotazioni di collane d’oro e stabilire connessioni vantaggiose, a volte con mediatori locali che hanno dozzine di figliocci».


«È un esperimento», ha detto monsignor Salvatore Genchi, vicario generale di Catania. Padrino di almeno 15 figliocci, il monsignore si è detto ben qualificato per il ruolo, ma ha stimato che il 99% dei padrini della diocesi non lo fosse. Un’iniziativa simile era stata presa già nel 2014 a Reggio Calabria, dove l’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini ha proposto uno stop di 10 anni per il ruolo dei padrini sostenendo, anche in una lettera inviata al Papa, «che la società laica aveva sviscerato spiritualmente la figura». La proposta di Morosini non ebbe una reale applicazione: come alto funzionario vaticano, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, ora sotto processo in Vaticano con l’accusa di riciclaggio di denaro, aveva risposto che per applicare un provvedimento simile dovevano essere prima d’accordo tutti i vescovi calabresi. Morosini non ottenne l’appoggio dei suoi colleghi.


Le reazioni delle famiglie

È il New York Times a raccontare alcune delle reazioni da parte delle famiglie siciliane in completo disaccordo con la decisione della Chiesa catanese. «”Che differenza fa” ha detto un, padre Nicola Sparti, 24 anni, descrivendo la sua occupazione come “un po’ di questo, un po’ di quello”. (“Fugge dai Carabinieri in moto”, si legge in un recente articolo di giornale su di lui.) Un giorno c’è il padrino e quello dopo non c’è più. Ma un padre è per sempre». E il giornale americano continua con le voci di disaccordo, raccontando anche come molte delle famiglie siciliane stiano decidendo di battezzare i loro figli oltre il confine catanese. «Continuano a venire qui in modo che possano avere i padrini», ha detto il vicario generale della città di Aci Trezza Giovanni Mammino.

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