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Il Texas nega agli atleti transgender di gareggiare nelle squadre di sesso diverso da quello biologico

Un disegno di legge che va in direzione contraria rispetto a quanto visto alle ultime Olimpiadi, dove il Cio ha dato l’autorizzazione – per la prima volta nella storia – a un’atleta trans di gareggiare nella categoria della sua identità di genere

Prima la legge sull’aborto – che impedisce la pratica dopo la sesta settimana -, adesso la stretta sportiva sugli atleti transgender. La deriva reazionaria dell’impianto legislativo del Texas continua a creare imbarazzi alla Casa Bianca: il senato dello Stato Repubblicano ha approvato un disegno di legge che vieta agli sportivi delle scuole pubbliche di partecipare alle competizioni con atleti di diverso sesso biologico. Ovvero, sarà ignorato il percorso di transizione di un agonista: se maschio alla nascita, dovrà gareggiare con squadre maschili, se nata femmina, l’atleta dovrà iscriversi obbligatoriamente in team composti da donne. L’identità di genere viene così stralciata dai diritti dei texani quando si tratta di praticare uno sport. L’unica eccezione per gli atleti transgender sarà fatta se non ci sono squadre del proprio sesso biologico in un determinato sport. Approvato giovedì 14 ottobre, il disegno di legge è arrivato sulla scrivania del governatore Greg Abbott.


«Privare i ragazzi trans del diritto di partecipare alle attività scolastiche – ha dichiarato a Cbs News Susan Broyles Sookman dell’American Civil Liberties Union – è sbagliato ed è una violazione dei loro diritti». Invece, per Valoree Swanson, che ha presentato il disegno di legge in senato, la nuova norma servirà ad evitare il vantaggio «sleale» che le sportive transgender avrebbero nei confronti delle atlete biologicamente femmine. Il provvedimento va in direzione contraria rispetto a quanto visto, ad esempio, alle recenti Olimpiadi di Tokyo 2020. Per la prima volta nella storia, il Comitato olimpico aveva permesso a un’atleta transgender – Laurel Hubbard, nata di sesso maschile – di gareggiare nella categoria femminile +87 chili del sollevamento pesi. La neozelandese, a discapito del presunto vantaggio che alcuni critici le attribuivano in quanto nata uomo, non ha vinto alcuna medaglia.


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