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Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza. Per i giudici fu: «Un pestaggio ingiustificato e sproporzionato»

A metterlo nero su bianco sono i giudici nelle motivazioni dell’appello bis sulla morte del giovane geometra

«Ingiustificato e sproporzionato». Così è stato definito dai giudici della Corte d’Assise d’Appello il pestaggio subito da Stefano Cucchi nelle motivazioni con cui il 7 maggio scorso sono stati condannati, a 13 anni di carcere per omicidio preterintenzionale, i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro nell’ambito del processo bis sulla morte del geometra di 31 anni di Roma. I giudici, tra l’altro, hanno condannato anche il carabiniere Roberto Mandolini per falso e a due anni e mezzo, sempre per falso, Francesco Tedesco, il militare che aveva fatto luce su quanto accaduto nella caserma nella notte in cui è stato arrestato Cucchi.


Ecco cosa scrivono i giudici

«La vittima è colpita con reiterate azioni ingiustificate e sproporzionate, rispetto al tentativo dell’arrestato di colpire il pubblico ufficiale con un gesto solo figurativo – scrivono i giudici – inserito in un contesto di insulti reciproci inizialmente intercorsi dal carabiniere Di Bernardo e l’arrestato, che, nel dato contesto esprime il semplice rifiuto di sottoporsi al foto segnalamento». E ancora: «Può ritenersi accertata la sproporzione tra l’alterco insorto tra Di Bernardo e Cucchi rispetto alla portata dell’aggressione da quest’ultimo patita alla quale partecipò D’Alessandro». Infine, sull’aggravante dei futili motivi si legge: «Le violente modalità con cui è stato consumato il pestaggio ai danni dell’arrestato, gracile nella struttura fisica, esprimono una modalità nell’azione che ha “trasmodato” la semplice intenzione di reagire alla mera resistenza opposta alla esecuzione del foto segnalamento».


Foto in copertina: ANSA/ANGELO CARCONI

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