Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Alberto Genovese, le chat: «Sono un porco pedofilo, nel 2018 ho fatto tre sedicenni»

L’imprenditore sostiene nei verbali che le donne erano consenzienti. E che venivano a casa sua per drogarsi e fare sesso. Ma alcune discussioni con gli amici lo smentiscono

Alberto Genovese è l’imprenditore del web accusato di violenza sessuale per un caso a Ibiza e un altro caso a Milano. Attualmente si trova in una clinica per disintossicarsi dalla dipendenza dalla droga. I pm Paolo Filippini e Rosaria Stagnaro accusano anche la sua ex fidanzata Sarah Borruso di aver partecipato a una delle presunte violenze. E oggi il Corriere della Sera pubblica i verbali degli interrogatori di Genovese: l’imprenditore sostiene che il sesso con le sue presunte vittime è sempre stato consenziente. Ma in una chat insieme ad alcuni suoi amici scriveva: «Io sono un porco pedofilo». E aggiungeva: «Ho un range 16/20, in Italia è legale, tecnicamente se non sei un suo parente o un prof». E ancora: «Nel 2018 ho fatto tre sedicenni».


I verbali

Nei verbali Genovese sostiene che nella sua casa «le ragazze venivano apposta per drogarsi» mentre lui viaggiava in «un universo in cui tutto era permeato dalla droga. Io ero arrivato addirittura a pensare di non poter stare con una ragazza che non fosse drogata». Quando i magistrati gli chiedono cosa ricorda della notte in cui, secondo l’accusa, ha violentato una 18enne, il 44enne dice che la sera prima in camera da letto ci andarono «volontariamente, consensualmente» per «fare sesso e assumere sostanze», che la ragazza aveva voluto la Ketamina per entrare in un «mondo colorato e fatato» e aveva preteso soldi per fare sesso estremo. Poi le parole sulle sue frequentazioni: «Coprivo le donne di regali», come costose borse Chanel. «Mi sono allontanato dalle persone che erano i miei amici storici, sani», afferma, per circondarsi da chi lo usava «per il tenore di vita che offrivo, per i regali, le cene, le vacanze, tutto quello che era il contorno intorno a me», come le molte ragazze, almeno 200, che temeva volessero solo «farsi mettere incinta». Tutti sono spariti «un secondo dopo l’arresto».


Continua a leggere su Open

Leggi anche: