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Opzione Tutti: quanto si prende di pensione con l’uscita anticipata e l’assegno del contributivo

L’uscita dal lavoro per tutti con l’assegno del sistema contributivo porta a tagli dal 20 al 27% dell’importo totale dell’assegno. Con le misure previdenziali 32mila si ritireranno dal lavoro nel 2022

“Opzione Tutti” è il nome con cui viene definita l’uscita dal lavoro anticipata possibile per tutti ma con l’assegno del sistema contributivo. Dopo quota 102 questa è una delle ipotesi di riforma delle pensioni che il governo Draghi vuole proporre ai sindacati. Ma quanto si prende di pensione con l’uscita a 62 o 63 anni o con 20 anni di contributi versati? Una simulazione di Smileconomy per Repubblica con tre casi emblematici di lavoratori classe 1959 che possono anticipare di quattro anni l’uscita della Legge Fornero fa i conti in tasca all’Opzione. Mentre la Fondazione Di Vittorio fa i calcoli di quanti lavoratori potranno anticipare l’uscita nel 2022 con Quota 102, l’Ape sociale e Opzione Donna.


La simulazione

La simulazione di Smileconomy parte da tre casi limite. Il primo è quello di un lavoratore con 62 anni di età e 37 di contributi, che non può accedere a Quota 100 entro il 31 dicembre. Il prossimo anno ne avrà 63+38, ma Quota 102 richiede 64 anni e 38 di contributi. Con Opzione Tutti questo lavoratore potrebbe uscire subito ma con 934 euro al mese di pensione invece che i 1.181 che otterrebbe se aspettasse i 67 anni ordinari. Ovvero un taglio del sussidio pari al 21%. Il secondo caso è quello di un lavoratore sempre di 63 anni, ma con 35 di contributi. Ovvero lo stesso requisito contributivo richiesto alle donne. Con l’uscita nel 2022 avrebbe un taglio del 20% sulla pensione: 872 euro anziché 1.094. Il terzo caso riguarda chi ha accumulato 20 anni di contributi, di cui dieci nel retributivo e dieci nel contributivo. Uscire a 63 anni con 20 di contributi comporterebbe la rinuncia al 27% della pensione, incassando appena 579 euro contro i 794 euro dai 67 anni.


Chi esce con Quota 102

Intanto un’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Fondazione di Vittorio e della Cgil nazionale rileva che le misure previdenziali della legge di bilancio nel 2022 coinvolgeranno meno di un terzo della platea del 2020. Le stime basate su Quota 102, la proroga dell’Ape sociale con l’ampliamento dei gravosi e l’intervento sui disoccupati dicono che saranno solo 32.151 le persone coinvolte da queste misure nel 2022, il 22,6% delle 141.918 domande accolte nel 2020. «Dai nostri studi – dichiara Ezio Cigna, responsabile Previdenza pubblica della Cgil nazionale – sarebbero solo 11.674 le domande di Ape sociale per lavoro gravoso che potranno essere accolte con l’ampliamento previsto in legge di bilancio, e solo 2.013 le donne che potranno perfezionare il requisito di Opzione donna al 31.12.2021 dettato dalla proroga. Molte donne che potrebbero perfezionare il requisito – spiega infatti – hanno già maturato il diritto negli anni precedenti, dove l’età era più bassa di due anni. Nel 2022 – prosegue Cigna – avremo 109.767 uscite in meno su queste tre misure analizzate».

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