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Con la guerra in Ucraina torna di moda l’olio di palma. La preoccupazione degli ambientalisti: «Foreste pluviali a rischio»

La carenza di olio di girasole può essere affrontata sostituendolo con l’olio di palma. Greenpeace teme per le foreste del sudest asiatico, ma la situazione sembra migliore di sette anni fa

La guerra in Ucraina potrebbe causare un aumento della produzione dell’olio di palma, con conseguenze al momento difficili da prevedere per i paesi produttori. Il motivo è l’attuale carenza di un altro olio vegetale, quello di girasole, di cui Ucraina e Russia sono rispettivamente il primo e il secondo produttore: una immette sul mercato il 46% dell’olio di girasole mondiale, l’altra il 23%. Al momento, le esportazioni da entrambi i Paesi sono boccate e i prezzi sono aumentati del 289% rispetto allo stesso periodo del 2021. E l’olio di palma rappresenta un’alternativa allettante a quello di girasole. La Malesia è il secondo produttore mondiale dopo l’Indonesia. Lunedì 28 marzo il Malaysian Palm Oil Council, ha fatto sapere che prevede che la domanda di olio di palma continuerà a crescere nei prossimi mesi, così come i prezzi, che sono già passati dai 1.640 dollari a tonnellata di febbraio agli attuali 1.990 dollari a tonnellata. Molti produttori di alimenti preconfezionati, tra i quali la maggior parte dei surgelati pronti da friggere, fanno grande uso dell’olio di girasole, per il suo sapore neutro e l’alto punto di fumo, ma visto l’aumento dei prezzi stanno virando sull’olio di palma, che ha caratteristiche simili. È del 28/03 anche la notizia che la catena di supermercati inglese Iceland sospenderà il ban sul prodotto istituito nel 2018 per ragioni ambientali.


Il rischio per le foreste pluviali

L’olio di palma è un un prodotto estremamente utile e versatile, e a parità di superficie coltivata ha una resa migliore di molti altri oli vegetali. Tuttavia, le condizioni ideali per la crescita della palma da olio si sovrappongono con quelle della foresta pluviale. Il clima equatoriale è ideale per la crescita delle palme, che beneficiano anche delle feritili torbiere su cui sorgono le foreste del sudest asiatico. Non è un caso che infatti il 45% delle piantagioni in quella regione ricopra un’area che nel 1989 era foresta. Così come la Malesia, anche l’Indonesia prevede di aumentare la propria produzione di olio di palma nel corso del 2022, fatto che ha destato le preoccupazioni degli ambientalisti. L’olio di palma infatti è al centro di controversie da anni. La sua coltivazione spesso spinge i proprietari terrieri a bruciare ettari di foresta per fare spazio alle palme, con conseguenze disastrose anche per la fauna, che perde il proprio habitat a sfavore di una monocoltura che non favorisce la biodiversità. A causa di ciò, molte compagnie nel tempo hanno preso le distanze da quest’olio vegetale e ne hanno ridotto i consumi. Ma l’incremento del prezzo dell’olio di girasole potrebbe invertire la tendenza.


«La situazione è estremamente preoccupante», ha detto a Open Martina Borghi, portavoce di Greenpeace Italia. «C’è il rischio che l’aumento dei prezzi dell’olio di palma possa causare speculazioni. Ad esempio, i coltivatori potrebbero decidere di bruciare altri ettari di foresta per fare spazio alle palme, e sarebbe uno scenario particolarmente problematico perché quest’anno ha piovuto poco e gli incendi rischiano di espandersi in maniera difficile da controllare» ha spiegato Borghi, che ha precisato che «dal 2015 ad oggi le cose sono migliorate, ma la guerra in Ucraina potrebbe invertire il trend».

Le note positive: la norma europea che potrebbe tenere conto della deforestazione, e la produttività della palma da olio

Per fortuna però, esistono gli strumenti per porre rimedio, almeno in Europa. Come fa notare Borghi: «L’UE sta lavorando a una norma per tracciare e limitare l’importazione di deforestazione insita in molti prodotti, tra cui l’olio di palma. Proprio il 17 marzo i ministri dell’ambiente degli Stati membri si sono riuniti per discuterla», ci vorrà ancora del tempo prima che diventi effettiva, «ma è un passo in avanti». Bisogna infine considerare che la palma, a parità di superficie coltivata, produce quattro volte più olio del girasole. Il che la rende di gran lunga la coltura da olio più efficiente se si guarda al consumo di suolo.

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