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Genova: rinviati a giudizio tutti i 59 imputati per il crollo del ponte Morandi

Le accuse vanno dall’omicidio colposo plurimo all’omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro

I 59 imputati per il crollo del ponte Morandi sono stati tutti rinviati a giudizio: lo ha stabilito oggi il giudice per l’udienza preliminare Paola Faggioni. Il prossimo 7 luglio inizierà dunque il processo sul crollo che il 14 agosto del 2018 causò la morte di 43 persone. Le accuse che pendono sugli imputati, a vario titolo, vanno dall’omicidio colposo plurimo all’omissione d’atti d’ufficio, dall’attentato alla sicurezza dei trasporti, al falso e all’omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Il giudice per l’udienza preliminare (Gup) deciderà, inoltre, se accogliere la richiesta di patteggiamento delle due società, Autostrade per l’Italia e Spea, che potrebbero uscire dal processo pagando circa 30 milioni di euro. La Procura ha dato parere favorevole. I reperti del ponte Morandi rimangono sotto il sequestro del Gup. Tra i nomi dei quasi 60 rinviati, figura anche quello di Giovanni Castellucci, l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Insieme a lui, presenti nella lista anche Paolo Berti, ex direttore delle operazioni centrali di Aspi, Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni della stessa società, Antonino Galatà, ex Ad di Spea (ex controllata che si occupava delle manutenzioni), i dirigenti del ministero delle Infrastrutture e infine i funzionari del Provveditorato delle opere pubbliche. Secondo l’accusa, buona parte degli indagati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non ha fatto nulla per evitarlo, inseguendo il massimo risparmio nelle manutenzioni per ottenere dividendi più alti da distribuire ai soci.


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