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Camilla Fabri, l’ex modella romana a capo di un’operazione di riciclaggio internazionale, ora latitante

L’inchiesta della Guardia di Finanza: l’attico in Via Condotti, i milioni guadagnati illecitamente dal marito attraverso l’amicizia con Maduro, i familiari reclutati come prestanome di false società

Una maxi operazione di riciclaggio internazionale a gestione tutta familiare. Almeno 50 i milioni di dollari individuati, una trentina le società sparse in tutto il mondo attraverso cui i soldi venivano riciclati. A muovere le redini dell’associazione a delinquere una 28enne romana, Camilla Fabri, prima commessa nella periferia della capitale, poi modella, infine moglie/complice del miliardario colombiano-libanese Alex Nain Saab Moran, ora in carcere negli Stati Uniti. A scoperchiare l’operazione il Nucleo Valutario della Guardia di finanza di Roma, quando nell’ottobre 2019 scopre che Fabri vive in un appartamento da 4,8 milioni di euro in via Condotti, acquistato tramite una società londinese ma di fatto di sua proprietà. Dopo due anni e mezzo di indagini, il gip di Roma ha emesso cinque arresti: Saab, l’ex modella, il cognato, la sorella di lei e le due zie. Le accuse sono per associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di beni. Peccato che, a eccezione delle due signore, per cui sono scattati i domiciliari, siano tutti già scappati all’estero. 


L’inchiesta

Andiamo per ordine. Le indagini partono nel 2019 con la perquisizione e il sequestro dell’attico, dove saltano fuori anche vari certificati per 120 chili di oro depositati a nome di Fabri in una banca Svizzera. Poi, gli inquirenti sequestrano 1,8 milioni di euro dal conto corrente di una banca italiana e, gradualmente, ricostruiscono una fittissima rete di riciclaggio, di cui i primi milioni non sono che una minuscola parte, equivalente al compenso delle due zie dell’ex modella, Arianna e Patrizia Fiore, per il loro ruolo di prestanome. Sappiamo che al momento del sequestro Fabri era in Russia, dove i coniugi potevano godere di accoglienza e copertura grazie ai rapporti di amicizia tra Nicolas Maduro e Vladimir Putin. Saab, infatti, non solo è un caro amico del presidente venezuelano, ma ne è anche uno dei più stretti collaboratori, «l’uomo del denaro» che si sarebbe arricchito proprio attraverso l’appropriazione indebita di fondi pubblici e la corruzione sugli appalti per gli aiuti alimentari alla popolazione venezuelana. Parte di questi soldi (i 50 milioni di dollari individuati dalle fiamme gialle) sono transitati dall’Italia per essere ripuliti, convertiti in euro e poi nascosti in Russia e in alcuni paradisi fiscali. Altrettanti, se non di più, quelli circolati al di fuori dell’Italia, su cui la Finanza non è potuta intervenire.


La factotum

Tutto era gestito da Camilla Fabri: «Aveva un ruolo centrale nel reclutare amici e parenti, nel distribuire compiti e stipendi e nell’organizzare viaggi», si legge negli atti in mano al gip. Era lei che, attraverso la madre Sabrina, aveva convinto le zie (sorelle della donna) a entrare nell’affare come prestanome in cambio di un bonifico mensile di 5mila euro, più «premi» da 15mila: «Firmano cose, aprono conti», scriveva in chat alla madre, allegando istruzioni per andare in scena come manager a Dubai, Singapore, Parigi, Caracas, Istanbul: «Prima di tutto dovranno entrare da Louis Vuitton, Dior. Questi sono i completi, almeno quattro per uno, Alex vuole così». Poi, sempre per volere del marito, aveva reclutato il cognato Lorenzo Antonelli e la sorella Beatrice: «Alex sta cercando disperatamente uno come Lorenzo – scriveva la 28enne – sui trent’anni, anche una donna». E alle preoccupazioni della madre per la vita a cui andava incontro anche l’altra figlia, Camilla ribatteva: «Stai tranquilla, mami, la situazione si risolve vivendo a Dubai». Potrebbe trovarsi proprio lì tutta la famiglia, eccetto Saab, indagato in diversi paesi del mondo e sotto contratto della Dea americana come pentito.  Le ultime tracce lasciate da Fabri sono in Venezuela: fino a dicembre 2021, come testimoniano i suoi profili social, era impegnata in un’intensa campagna di sensibilizzazione per la liberazione del marito, «sequestrato» dagli Stati Uniti.

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