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La Russia non sosterrà un’indagine dell’Onu sulla strage di Bucha

Una mossa, quella del Cremlino, che mette in dubbio l’imparzialità delle Nazioni Unite e che punta a rafforzare la narrazione in patria dopo la premiazione della brigata accusata del massacro

Vladimir Putin ha premiato la 64ma brigata accusata della Strage di Bucha, la Russia, il tutto senza attendere alcuna indagine indipendente che metta in luce la strage avvenuta nella cittadina ucraina durante l’occupazione del suo esercito. Un ulteriore mossa del Cremlino per rafforzare la propria posizione, soprattutto in patria, arriva dal Ministero degli Esteri per voce di Pyotr Ilyichev, direttore del dipartimento delle organizzazioni internazionali, il quale ha espresso pubblicamente la totale sfiducia di Mosca nei confronti di qualunque indagine verrà avviata presso l’Onu: «Dobbiamo valutare il tipo di indagine e chi la condurrà. Sfortunatamente, l’esperienza delle indagini precedenti, svolte anche attraverso la Corte penale internazionale [ndr.], si sono dimostrate di parte», queste le parole del diplomatico riportate da RIA.


Si tratta di un passo indietro rispetto a quanto dichiarato dal cancelliere austriaco Nehammer, il quale affermava che Vladimir Putin fosse disposto a collaborare alle indagini. Dopo due settimane dalla diffusione delle prime immagini della Strage, fino ad oggi le autorità di Mosca non hanno portato alcuna prova della loro estraneità ai fatti, preferendo diffondere teorie del complotto attraverso i propri organi istituzionali, citando come fonte il sito di propaganda “Guerra ai falsi“, lo stesso diventato punto di riferimento di personaggi come Oliver Stone nel tentativo – goffo – di gettare fango sulle immagini satellitari diffuse dal New York Times.


Foto di copertina: Pyotr Ilyichev.

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