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Il Canada abolisce il divieto di donare il sangue per gli omosessuali. Ma in 57 Paesi sono ancora discriminati

Abolita la legge canadese che prevedeva per i donatori un’astinenza di tre mesi «dai rapporti omosessuali». In Italia il divieto in vigore è decaduto nel 2001

Il Canada ha abolito la legge che impediva agli uomini omosessuali di donare il sangue. Giovedì 28 aprile il dipartimento della Salute ha annunciato la rimozione del divieto, che prevedeva per gli aspiranti donatori un’astinenza di tre mesi dai rapporti omosessuali per poter donare. Dal 30 settembre, l’unico discrimine alla donazione sarà l’aver avuto o meno rapporti sessuali a rischio come per tutti gli altri. Eliminato, quindi, il riferimento all’omosessualità. Il divieto, introdotto come misura precauzionale contro la diffusione dell’Hiv nel 1992, era inizialmente a vita. In seguito era stato allentato a 5 anni dall’ultimo rapporto sessuale nel 2013 e successivamente a tre mesi. Quello del Canada non è un caso isolato. Negli anni Ottanta, con l’esplosione dell’epidemia di Hiv, furono molti i Paesi a introdurre criteri più restrittivi per la donazione del sangue. Le nuove regole colpirono in particolare gli omosessuali, considerati in maniera discriminatoria come una categoria sessualmente irresponsabile e quindi potenziale portatrice di malattie infettive. Una credenza che, anche con il miglioramento delle conoscenze sulle modalità di infezione dell’Hiv, è stata scientificamente superata. Ma alcuni Paesi rimangono indietro.


L’abolizione in Francia

Lo scorso mese era stata la Francia a superare il divieto. Anche in questo caso era stato imposto all’inizio dell’epidemia di Aids nel 1983 e poi progressivamente allentato a partire dal 2016, arrivando a prevedere un periodo di astinenza di quattro mesi per l’idoneità alla donazione. Una condizione di fatto discriminatoria, non solo perché escludente un’intera categoria in quanto tale (come se essere gay prevedesse implicitamente avere una condotta sessuale rischiosa), ma anche perché limitante nei confronti degli uomini in una relazione stabile ed esclusiva con un altro uomo. Per gli eterosessuali l’interdizione, almeno nel caso della Francia, riguardava solo i casi di relazioni con più partner, mentre le lesbiche non erano nemmeno menzionate.  


L’Italia

La Francia è stata preceduta nell’ultimo anno dalla Grecia, Israele, Olanda e Regno Unito. Fino al 2020, il Regno Unito rientrava tra i Paesi che vietavano del tutto la donazione del sangue per gli omosessuali, mentre ora lo permette senza alcun tipo di limitazione. Tra questi c’è anche l’Italia, che si distingue positivamente: nel nostro Paese la discriminazione è stata superata nel 2001 con un decreto dell’allora ministro della Sanità Umberto Veronesi. Il divieto fu sostituito con un questionario universale, poi aggiornato negli anni successivi e ancora valido, che interroga gli aspiranti donatori sulle loro abitudini sessuali, escludendo le persone che hanno una vita sessuale non idonea alla donazione indipendentemente dal loro orientamento. Il principio è che non esistono persone o categorie di persone a rischio, ma solo comportamenti rischiosi da parte dei singoli individui. 

Il resto del mondo

Si rinforzano quindi le fila dei Paesi che eliminano la discriminazione nei confronti degli omosessuali nell’ambito della donazione del sangue, ancora condizionata dal pregiudizio che associa gli uomini gay al virus dell’Hiv. Ma la lista dei Paesi con politiche più restrittive è ancora sorprendentemente lunga. Secondo Equaldex, un’associazione per i diritti delle persone Lgbtq+, esclusi 28 Paesi su cui non abbiamo informazioni accurate, sono ancora 57 gli Stati a vietare la donazione ai donatori cosiddetti “MSM” («men who have sex with men»). Sono 29 quelli dove il divieto è permanente, mentre i restanti pretendono un certo periodo di sospensione dai rapporti sessuali, che va dai tre mesi ai cinque anni a seconda del Paese. 

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