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Docente esperto, cos’è il nuovo ruolo previsto nel decreto Aiuti e perché non piace ai sindacati

Dopo un percorso di formazioni di nove anni i docenti esperti guadagneranno 400 euro in più ogni mese, ma potranno essercene solo 8 mila all’anno

Il «docente esperto». È questa la nuova figura professionale prevista nel decreto Aiuti bis approvato ieri, 4 agosto, dal Consiglio dei Ministri. Gli insegnanti a cui verrà attribuita tale carica percepiranno 5.650 euro lordi in più all’anno, ma per qualificarsi dovranno seguire uno specifico iter formativo della durata di circa 9 anni. Del ruolo di esperto, però, non potranno essere insigniti più di 8 mila docenti all’anno. Il provvedimento, che dovrebbe iniziare a mostrare i suoi effetti dall’anno scolastico 2023-2024, ha subito suscitato le reazioni contrariate dei diretti interessati, delle sigle sindacali di categoria.


Come funziona la proposta

L’idea, come riporta il Sole 24 Ore, è di revisionare le norme sulla formazione continua degli insegnanti e incentivare questa pratica per mantenere il corpo docente aggiornato. Il compenso aggiuntivo – che ammonta a 400 euro per mensilità – verrà erogato in un’unica soluzione ogni anno a coloro «abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili». I percorsi in questione hanno durata triennale ed è previsto anche un incremento della retribuzione tra il 10 e il 20 per cento per chi ne completa solo uno con valutazione finale positiva, e purché il docente rimanga nell’istituto dove ha conseguito la formazione per i tre anni ad essa successivi. I professori scelti dovranno essere di ruolo e non dovranno cambiare mansioni e funzioni in seguito alla qualifica, pena la perdita del vantaggio in caso di arrivo a pari punti in graduatoria. I fondi necessari agli aumenti fanno parte di quelli stanziati tramite il Pnrr, per un totale di 17 milioni di euro.


La risposta dei sindacati

L’idea ha suscitato l’ira dei sindacati. L’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) l’ha definita «un colpo di mano del governo Draghi» che in questa fase dovrebbe occuparsi solamente degli «affari correnti». Simili le opinioni delle altre sigle, come Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda, e Snals: «Il governo (dimissionario) disegna ad agosto l’impianto della scuola nei prossimi anni. La scuola non può andare avanti con 8 mila docenti esperti, dopo un percorso selettivo che dura 9 anni, mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati». Contro la misura si è espressa anche l’Associazione Nazionale Presidi (Anp), secondo la quale le riforme dovrebbero essere strutturali, spiega il presidente Antonello Giannelli secondo il quale gli ambiti su cui intervenire sarebbero «la dispersione scolastica implicita ed esplicita, esiti delle prove Invalsi e differenza con i risultati degli esami di Stato, mancata acquisizione di competenze di base in larghe fasce di alunni e risorse destinate al sistema scolastico che diminuiscono nell’indifferenza di tutti».

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