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Nervi tesi a Vogue, Anna Wintour rischia la rivolta: i suoi dipendenti vogliono stipendi più alti

Classe 1949, Anna Wintour dirige dal 1988 il mensile Vogue America

La direttrice della rivista Vogue America, Anna Wintour, rischia una rivolta dai suoi dipendenti. La prima protesta digitale in tutta la sua carriera nella rivista considerata tra le più importanti al mondo nel campo della moda. Secondo alcune indiscrezioni, i suoi lavoratori si starebbero preparando per il prossimo mese, in concomitanza con l’uscita del numero di settembre. Non una data qualunque: sarà il numero più importante dell’anno, tanto da essere entrato nel documentario statunitense The September Issue, in cui Wintour è stata seguita per diversi mesi nel suo lavoro. Sarà una protesta digitale, sulla stessa scia di quella delle scorse settimane organizzata dai dipendenti di Wired contro l’azienda e la casa editrice Condé Nast. «No contract, no clicks!», era lo slogan. La richiesta ora è la stessa: salari più alti e contratti più equi. Nel caso di Wired la minaccia era di bloccare i link pubblicitari sul sito. L’esito della battaglia? Positivo. I vertici hanno accolto le richieste. Ora tocca anche alla «regina della moda» fare i conti con queste istanze.


Le tensioni erano già nell’aria

Non è la prima volta che Wintour si trova al centro di proteste. Già lo scorso anno si ritrovò centinaia di lavoratori del New Yorker manifestare sotto casa sua a Greenwich Village (New York). «Il Diavolo veste Prada, ma ai lavoratori nada», avevano scritto nei cartelloni con il classico font della rivista. Anche qui si reclamavano retribuzioni troppo basse. Nei mesi scorsi giravano indiscrezioni in merito alla possibilità che i dipendenti di Vogue stessero cercando di farsi rappresentare dagli esperti di News Guild, il sindacato americano a cui si rivolgono giornalisti di grandi testate.


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