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Monte Bianco, gli irriducibili della scalata: «C’è chi vuole salire in pantaloncini e scarpe da tennis, ma rischiano la morte»

Tanta gente prova nonostante i rischi. Ed è difficile convincerli a desistere

Nei giorni scorsi abbiamo parlato del sindaco di Saint-Gervais Jean Marc Peillex e della sua decisione di far pagare 15 mila euro a chi vuole scalare il Monte Bianco sul versante francese «per anticipare i costi dei soccorsi e dell’eventuale funerale». Oggi il Corriere della Sera racconta che la comunicazione non ha dato i suoi frutti. Perché c’è ancora tanta gente che continua a provare a scalare nonostante i rischi. Venerdì scorso gli uomini della Brigade Blanche hanno fermato nove di quei «pazzi» che secondo il primo cittadino «giocano alla roulette russa». Si tratta di tre rumeni, quattro slovacchi e due francesi. Non è stato facile convincerli, ma alla fine ce l’hanno fatta.


I pazzi e la roulette russa dell’alpinismo

«Il giorno prima con tre italiani invece no. Erano una guida italiana delle Dolomiti che conosciamo da tempo e i due suoi clienti. Abbiamo spiegato loro che i rischi sono enormi, sono andati su lo stesso. A un certo punto sono scesi, non sappiamo cos’è successo, forse i clienti hanno avuto paura». Peillex ha anche chiuso due rifugi della Via Reale, ovvero l’ascesa dal versante più semplice. Che è ritenuta più semplice dagli esperti. «Molti arrivano dall’est Europa e ci provano comunque, perché non sanno se torneranno di nuovo» racconta Olivier Beghain, presidente delle guide d’alta montagna di Saint-Gervais. Che ha sospeso da settimane le salite sul Monte Bianco.


«Andiamo in Svizzera o sul Monte Rosa, qui adesso è troppo pericoloso». E questo perché «le statistiche mostrano che solo il 10% delle morti è causato dalla pietre, il resto dalle cadute accidentali. Prima di salire chiediamo di frequentare un corso con almeno quattro uscite di preparazione». Ma c’è anche chi ha tentato la salita in pantaloncini e scarpe da tennis. È il caso di due cittadini romeni: «Addirittura poi ci chiedono se possiamo accompagnarli in vetta». Anche qualche francese arriva, ma poi desiste: «Ci proveremo a settembre quando farà più freddo».

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