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Turchia, nuova stretta sui media: fino a tre anni di carcere per le fake news. Il Consiglio d’Europa: «Effetti spaventosi»

13 Ottobre 2022 - 22:58 Redazione
epa09495226 Turkish President Recep Tayyip Erdogan listens to Russian President Vladimir Putin (not pictured) during their meeting at the Bocharov Ruchei residence in Sochi, Russia, 28 September 2021. According to Vladimir Putin, Russia and Turkey have not already compensated for all the losses in trade during the pandemic year and even increased it. The Russian President noted the successful cooperation of the two countries in Syria and Libya. Also, according to him, Turkey's influence on the situation contributes to reconciliation in Karabakh.  EPA/VLADIMIR SMIRNOV/ SPUTNIK / KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT
La nuova legge approvata da Ankara stabilisce che «i social e i siti consegnino i dati degli utenti sospettati di disinformazione»
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Il parlamento turco ha approvato una dura legge sui nuovi media che potrebbe vedere giornalisti e chi scrive sui social finire in carcere fino a tre anni per aver diffuso fake news. A otto mesi dalle elezioni presidenziali, le nuove regole per gli strumenti di comunicazione rafforzano la stretta già operata dal governo sui media. Oltre alla sanzione penale per chi è ritenuto colpevole di aver diffuso informazioni false o fuorvianti, la legge approvata richiede che i social network e i siti Internet consegnino i dati personali degli utenti sospettati di «propagare informazioni ingannevoli». Il governo turco ha anche iniziato a pubblicare un settimanale “bollettino di disinformazione” con l’obiettivo di sfatare quelle che considera fake news con «informazioni accurate e veritiere». La legge è stata proposta dal partito di matrice islamica AKP del presidente Erdogan. Il tentativo di contrasto operato dai principali gruppi di opposizione non è servito a bloccare la nuova legislazione. A commentare quanto approvato in Turchia è stato il gruppo per i diritti del Consiglio d’Europa: «La vaga definizione della misura di “disinformazione” e la relativa minaccia di detenzione potrebbero avere un effetto spaventoso e provocare una maggiore autocensura, anche in vista delle imminenti elezioni del giugno 2023».

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