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Il Nobel Parisi al governo Meloni: «Basta con i fondi a intermittenza per la ricerca. Neanche le cipolle crescono se innaffiate un anno sì e un anno no»

«Non sempre scienza e politica sovranista vanno assieme, ma sono fiducioso», ha continuato Giorgio Parisi parlando del nuovo esecutivo

«Non si può programmare la ricerca come anche programmare la crescita delle cipolle o delle patate innaffiando un anno sì e un anno no, la ricerca deve essere finanziata tutti gli anni». Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi interviene così al Festival della Salute di la Repubblica riferendosi al nuovo governo e alle prospettive di investimento su un ambito che non può più essere trascurato. Il professore ha risposto alla domanda sul confronto con la nuova ministra dell’Università Anna Maria Bernini: «Ancora non c’è stato, ma sono pronto a incontrarla per parlare dei fondi alla ricerca». Il luminare esorta il governo Meloni a realizzare «un piano dettagliato» con i fondi del Pnrr, «grazie a quali riusciremmo a formare tutta una serie di giovani». E ancora: «Ma se poi i finanziamenti crollano alla fine del Pnrr i giovani che abbiamo formato ripartono per l’estero». Il discorso del professor Parisi è poi continuato sempre in riferimento al Piano nazionale ripresa e resilienza, che «favorisce certe aree ma non altre e quelle non innaffiate hanno necessità di essere portate avanti». Il riferimento è alla ricerca, arma fondamentale per riuscire a superare sfide impegnative legate alla salute e al pericolo epidemie. «Servirebbero 10 miliardi ulteriori in 5 anni, e questo porterebbe i finanziamenti italiani alla Ricerca allo stesso livello attuale dei francesi», spiega il Nobel.


«Non sempre scienza e politica sovranista vanno assieme»

«Non stiamo chiedendo di andare sulla Luna», continua Parisi, « si tratta di un impegno “limitato” ma importante». Sul nuovo governo lo scienziato commenta: «Cruciale è che ora i ministri comincino a riflettere e a fare i primi passi a avanti sulla Finanziaria che si deve fare di corsa. E cosa mettere per la Ricerca è il punto fondamentale che bisogna discutere di corsa». Per il professore poi è «un’ottima cosa» tenere separati Istruzione e Università e Ricerca. «Amore per la patria e per la scienza possono andare molto bene insieme ma questo non sempre accade a causa di pregiudizi ideologici precedenti. Non sempre scienza e politica sovranista vanno assieme», ha poi concluso sull’identità del nuovo esecutivo. «Sono fiducioso che il nuovo governo possa ascoltare gli scienziati. L’umanità, o il potere politico, è come un guidatore che deve condurre un’auto su una strada molto pericolosa e di notte e la scienza sono i fari».


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