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La storia del ragazzo colpito da un fulmine sul Gran Sasso: «Ora gli amici mi chiamano Flash»

Simone Toni è stato in ospedale per un mese. Quando lo hanno visto a terra, alcuni «se ne sono fregati e sono andati via»

Durante l’estate molti casi di persone colpite da fulmini sono stati raccontati dalle cronache dei giornali. La più significativa è quella della morte di Alberto Balocco, imprenditore dolciario ucciso mentre era in bici. Altri si sono salvati grazie al pronto intervento di chi era vicino a loro. Il 27 agosto scorso si era anche parlato di tre escursionisti colpiti da un fulmine sul Gran Sasso. Uno di loro era in gravi condizioni. Oggi la Repubblica racconta che la persona colpita si chiama Simone Toni, 28 enne di Tivoli. E che il ragazzo è stato ricoverato in rianimazione fino al 20 settembre scorso. «Non ricordo niente. All’inizio mi hanno detto che ero caduto. Dopo essere stato colpito, ho avuto due arresti cardiaci, e i medici non volevano che me ne prendesse un terzo. Una settimana dopo ho saputo la verità», dice lui oggi al quotidiano. Il fulmine gli ha «centrato in testa e, da quello che ho capito, dopo avermi attraversato, è uscito dai miei piedi, per “rientrare” nel suolo dove ha viaggiato e colpito anche i miei amici, che erano dietro».


Simone aveva al collo «una catenina d’oro con il crocifisso. La catena si è bruciata, mentre il crocifisso – rimasto intatto – mi ha lasciato uno sfogo, una bruciatura. Ho una parte del fegato lesionata, ma dovrebbe rimettersi con gli anni. Ho avuto due arresti cardiaci e un collasso polmonare. Mi hanno anche intubato, perché ho avuto un distaccamento del tessuto della trachea». E racconta che quando le altre persone lo hanno visto a terra «alcuni si sono fermati, altri se ne sono fregati e sono andati via. Alcune persone, addirittura, hanno risposto alla richiesta di aiuto dicendo “non so cosa farti”, forse avevano paura di prendere delle scariche». Adesso Simone non riesce più a camminare perché non ha sensibilità a un piede. Ma la condizione dovrebbe essere provvisoria. Dice che gli amici adesso lo chiamano Flash. E quando starà bene vuole assolutamente «tornare su quella montagna e guardare il cielo».


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