L’allarme degli economisti europei: «Coi tassi in aumento l’Italia è l’anello debole dell’Eurozona»

Il 90 per cento degli analisti sondati dal Financial Times concorda sull’individuare il Belpaese come fonte dei maggiori rischi per la stabilità finanziaria nel 2023

L’Italia è il Paese della zona euro più suscettibile a una crisi del debito. Lo pensa il 90 per cento degli economisti europei sondati dal Financial Times sui rischi per la stabilità finanziaria dell’Ue nel 2023. A rendere fragile l’economia europea è soprattuto il progressivo aumento dei tassi di interesse della Bce, che si accinge ad acquistare in contemporanea sempre meno titoli di Stato nei prossimi mesi. Il debito pubblico italiano, nonostante le previsioni positive del governo Meloni per i prossimi anni, rimane uno dei più alti d’Europa, al di sopra del 145% del Prodotto interno lordo, e l’aumento dei costi di finanziamento in seguito al rialzo dei tassi la pone, secondo nove economisti su dieci, a rischio. Durante la conferenza stampa della scorsa settimana, era stata proprio la premier italiana ad esprimere preoccupazione sulla volontà della Bce di continuare ad alzare i tassi nonostante i rischi per la crescita. «La Bce – aveva detto Meloni – ha un’autonomia che rispettiamo ma per come la vedo io nella situazione attuale sarebbe meglio evitare scelte peggiorative e soprattutto sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno. Altrimenti – ha aggiunto – si rischia di generare fluttuazioni sui mercati che vanificano il lavoro che i governi fanno quotidianamente». A riassumere il mood tra gli economisti europei è Silvia Ardagna, chief European economist di Barclays, secondo la quale «l’alto stock di debito, il deficit fiscale elevato e la necessità di ulteriori misure di supporto per le forniture energetiche rendono i mercati molto preoccupati». A sfumare l’allarme è invece la responsabile dell’economia dell’area euro di Credit Suisse, Veronika Roharova, per la quale ad ora il nuovo governo italiano «ha dato poche ragioni di preoccupazione agli investitori. Ma i timori – continua – potrebbero riaffacciarsi con la crescita che rallenta, i tassi di interesse che salgono e le emissioni di debito».


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