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La Cina sfida ChatGPT: dopo Microsoft e Google, anche Baidu lavora a un chatbot da usare nei motori di ricerca

31 Gennaio 2023 - 15:49 Redazione
epa10095147 A view of the Baidu and Apollo logo at the Apollo Park in Beijing, China, 28 July 2022. Baidu, one of the world's leading artificial intelligence companies, unveiled the latest autonomous vehicle to join their driverless taxis, the Apollo RT6. The Apollo RT6 comes with a detachable steering wheel and costs 250,000 RMB or 37,000 USD and is set to join the Apollo Go ride-hailing services by 2023.  EPA/MARK R. CRISTINO
C'è chi sostiene che, con la crescita di Baidu, gli internauti cinesi potrebbero vedere il loro accesso a ChatGPT revocato dalla censura di Pechino
Google Preferred Site

La sfida è aperta. Microsoft non è l’unica compagnia intenzionata a spodestare Google, egemone nel mercato dei motori ricerca grazie all’intelligenza artificiale di ChatGPT. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti citate da Bloomberg, infatti, anche Baidu – il motore di ricerca numero uno in Cina, dove Google non è disponibile – starebbe lavorando a un’integrazione dell’AI nei propri servizi. Il lancio di un chatbot direttamente concorrente di quello di OpenAI potrebbe arrivare già a marzo. E intanto, anche Google si sta attrezzando per rispondere ai concorrenti con il suo Sparrow. Anche per Big G, l’intelligenza artificiale servirà a migliorare i risultati di ricerca grazie all’abilità nell’elaborazione e riproduzione dei testi, spesso indistinguibile da quella degli esseri umani. Pechino vuole essere in grado di offrire un servizio con prestazioni simili a quello offerto dai rivali americani, per dimostrare i passi da gigante compiuti nel comparto tech e sfidare Washington. Non è la corsa allo spazio, ma le implicazioni geopolitiche sono evidenti.

L’autonomia della Cina

Il chatbot nazionale sarebbe infatti uno strumento potente nelle mani del governo cinese. Alla notizia, il titolo di Baidu, che negli ultimi anni ha investito miliardi di dollari nella ricerca sull’AI, ha guadagnato il 5 per cento in borsa. C’è chi sostiene che, con la crescita della compagnia, gli internauti cinesi potrebbero vedere il loro accesso a ChatGPT revocato dalla censura di Pechino. Così come già avviene per Google e Amazon. Ciò contribuirebbe ulteriormente all’isolamento della rete cinese da Internet e al controllo del flusso di informazioni in entrata a in uscita da parte di Pechino.

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