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La carta igienica razionata e la pretesa di chiamare la figlia «cozza» dietro la storia del marito tirchio condannato per maltrattamenti

22 Febbraio 2023 - 06:28 Redazione
marito tirchio moglie maltrattamenti 2
marito tirchio moglie maltrattamenti 2

Nel caso del marito condannato per maltrattamenti perché troppo avaro nei confronti della moglie ci sono anche le docce e la carta igienica razionata. E oltre agli episodi degli scontrini ci sono alcuni episodi di aggressione. Con tanto di referto medico per le contusioni. Ma pure delle strane pretese: come quella di non chiamare la figlia avuta durante il matrimonio con l’appellativo di «amore». Secondo lui la madre avrebbe dovuto chiamarla «cozza» o «vongola». Ne parla oggi l’edizione bolognese di Repubblica, citando la sentenza 6937/23 pubblicata il 17 febbraio 2023 dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione. Che racconta il caso del marito che vessava la moglie anche attraverso il «risparmio domestico». Instaurando un clima di sopraffazione che prescindeva dalle difficoltà economiche. 

La sentenza

Secondo il racconto della sentenza il marito decideva quando e dove la moglie poteva fare la spesa. La donna non poteva comprare prodotti di marca ma solo quelli in offerta. Sia per la casa che per l’abbigliamento. Il 40enne emiliano ha ricevuto una condanna a un anno e cinque mesi. Il quotidiano racconta che per la donna anche la carta igienica era contingentata. Poteva prenderne soltanto due strappi alla volta. Anche lo scarico del water bisognava usarlo con parsimonia. Secondo i giudici la donna era costretta in un «sistema di vita contraddistinto da condotte di denigrazione, mortificazioni, ingiurie». Con l’ossessione per il risparmio economico «sconfinato in un vero e proprio regime e assillo tale da cagionare» alla vittima «uno stato d’ansia e frustrazione». Lei era costretta a recuperare in una bacinella l’acqua utilizzata per lavarsi il viso. Mentre la doccia la poteva fare solo una volta a settimana.

I nomignoli della figlia

Poi c’è la storia dei nomignoli della figlia. Le era stato imposto il divieto di chiamarla «amore» perché così l’avrebbe resa insicura. La donna avrebbe dovuto usare gli appellativi «cozza» o «vongola». Al padre la donna aveva confidato non solo le offese e le ingiurie ma anche le lesioni subite in due occasioni. La prima volta quando il marito l’aveva scossa violentemente mentre usciva dalla doccia, facendola cadere a terra. La seconda volta quando le ha spinto violentemente la porta blindata contro il piede mentre lei cercava di impedirgli di entrare in casa.

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