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Kenya, il suicidio di massa dei membri della setta di Paul Mackenzie Nthenge: «Ho creduto il lui, mi ha fatto sentire Gesù vicino»

25 Aprile 2023 - 08:57 Redazione
epa10588060 Kenyan homicide detectives and forensic experts from the Directorate of Criminal Investigations (DCI), examine exhumed bodies from several shallow mass graves of suspected members of a Christian cult after starving themselves to death, after allegedly being told by their controversial preacher Paul Mackenzie that they would go to heaven if they starved themselves to death, in the coastal Shakahola forest, in Kilifi, Kenya, 23 April 2023. According to the Police, 18 more bodies were exhumed on 23 April bringing the tally of bodies recovered to at 39.  EPA/STR
L'uomo era stato già arrestato nel 2017, per aver vietato ai suoi seguaci di mandare i figli a scuola, e ancora lo scorso marzo, dopo la morte di due bambini della comunità
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La storia che si cela dietro il reperimento di decine di cadaveri sotto la terra di Malindi, città sulla costa orientale del Kenya, ha dell’incredibile. Le ricerche condotte dagli investigatori locali hanno portato a stabilire che si sarebbe trattato di un suicidio di massa: un pastore, Paul Mackenzie Nthenge, ha convinto i suoi fedeli a lasciarsi morire di fame «per incontrare Gesù», come hanno raccontato alla polizia locale i sopravvissuti, tutti kenioti. La sala delle preghiere della Good News International Church, dove hanno fatto irruzione gli investigatori, era piena di persone emaciate, ridotte pelle e ossa, circondate da escrementi. Durante il blitz sono state trovate anche quattro persone in vita, ma sono morte poco dopo il ricovero.

I precedenti

«All’inizio mi sembrava di aver trovato la luce. Il pastore mi aveva convinta che solo lui vedeva “la vera me”», ha raccontato alla polizia una giovane donna, M. Y., secondo quanto riporta Repubblica. «Mi ha fatto sentire Gesù vicino. Ho creduto in lui. Poi quando capisci che la vita ti sta lasciando ti ci aggrappi. Se sei fortunato come me sopravvivi. Molti non c’è l’hanno fatta». La polizia ha arrestato il predicatore e chiesto al tribunale di Malindi di trattenerlo il più a lungo possibile. Mackenzie Nthenge, dal canto suo, si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda degli inquirenti e di mangiare. Il suo nome, comunque, era già noto: nel 2017 era finito in carcere perché, secondo l’accusa, avrebbe vietato i suoi seguaci di mandare i figli a scuola. Dal momento che «l’educazione non è riconosciuta dalla Bibbia». Le forze dell’ordine avevano bussato alla sua porta, inoltre, nel marzo di quest’anno, dopo la morte di due bambini della comunità ridotti alla fame dai genitori. Il timore, adesso, è che le vittime siano molte di più delle 58 accertate. Per questo motivo sono stati attivati controlli a tappeto in tutta la foresta di Shakahola. Si cercano anche alcuni complici che sarebbero ancora a piede libero. Il presidente keniota William Ruto ha annunciato una vera e propria caccia all’uomo e ha promesso di reprimere tutti i movimenti religiosi ritenuti «inaccettabili», definiti «non diversi dai gruppi di terroristi». Il presidente del Senato Amason Jeffah Kingi si è fatto portavoce della richiesta di giustizia dei familiari delle vittime.

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