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Google accusa di esser monopolista. Un altro processo perso. Il gigante tech: «Faremo appello»

17 Aprile 2025 - 23:49 Alba Romano
epa11293747 People stand in front of a Google logo as they attend the annual industry trade fair 'Hannover Messe', in Hanover, Germany, 22 April 2024. Around 4000 exhibitors from the mechanical engineering, electrical and digital industries as well as the energy sector will showcase their latest technologies, developments and solutions at the fair from 22 to 26 April 2024. The fair will focus on climate protection, sustainability and artificial intelligence.  EPA/HANNIBAL HANSCHKE
Secondo un tribunale della Virginia, negli Stati Uniti, la società ha acquisito e mantenuto un potere monopolistico nella pubblicità digitale, violando le leggi antitrust.
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«Abbiamo vinto metà di questa causa e faremo appello per l’altra metà». Lo ha annunciato in una nota Lee-Anne Mulholland, vice presidente dei Regulatory Affairs di Google. «Il tribunale ha stabilito che i nostri strumenti pubblicitari e le nostre acquisizioni, come DoubleClick, non danneggiano la concorrenza. Non condividiamo la decisione della Corte riguardo ai nostri strumenti per i publisher. I publisher hanno molte opzioni e scelgono Google perché i nostri strumenti di tecnologia pubblicitaria sono semplici, convenienti ed efficaci», ha sottolineato. Una giudice distrettuale della Virginia, negli Stati Uniti, ha stabilito che la big tech ha acquisito e mantenuto volontariamente un potere monopolistico nella pubblicità digitale, violando le leggi antitrust.

Le accuse contro Google

Secondo la giudice Google ha «consapevolmente intrapreso una serie di azioni anticoncorrenziali» e causato «un danno significativo» ai suoi clienti. Nel gennaio 2023, l’amministrazione di Joe Biden aveva intentato causa contro il colosso della rete e il processo si è concluso nel novembre 2024 dopo tre settimane di udienze senza giuria. «I querelanti hanno dimostrato che Google ha consapevolmente adottato una serie di misure anticoncorrenziali per raggiungere e mantenere un potere monopolistico nei mercati dei server pubblicitari e dello scambio di annunci su Internet», ha concluso il giudice in una sentenza di 115 pagine pubblicata oggi. «Per più di un decennio, Google ha collegato il suo server pubblicitario e gli scambi pubblicitari attraverso clausole contrattuali e integrazione tecnologica, il che ha consentito all’azienda di stabilire e proteggere la sua posizione monopolistica in entrambi i mercati». E facendo così per il tribunale statunitense ha creato un «danno significativo» ai propri clienti e ha impedito ai rivali di competere con lei.

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