Ultime notizie BonusDelitto di GarlascoIsraeleLegge elettoralePremio Nobel
ATTUALITÀFrodiGuardia di FinanzaLazioRoma

Roma, il commercialista dei Parioli e la frode da 14 milioni con le cooperative «apri e chiudi». Arrestato il «mago delle coop»

08 Ottobre 2026 - 23:19 Antonia Verderosa
guardia di finanza operazione contro la frode da 14 milioni
Secondo gli investigatori, il 51enne avrebbe gestito quattro cooperative fittizie per aggirare il pagamento di tasse e contributi. Coinvolti quasi 2.500 lavoratori. Con i guadagni illeciti avrebbe acquistato anche un resort in Kenya
Google Preferred Site

Un sistema di cooperative «apri e chiudi» per evitare di pagare tasse e contributi, con 2.478 lavoratori coinvolti e oltre 14 milioni di euro sottratti allo Stato. A gestirlo, secondo gli investigatori, sarebbe stato un commercialista romano di 51 anni, con studio in viale Parioli, finito agli arresti dopo un’indagine della Guardia di finanza. Il professionista, soprannominato il «mago delle coop», avrebbe utilizzato parte dei guadagni illeciti per acquistare anche un resort in Kenya.

Le quattro cooperative e i 2.478 lavoratori

L’indagine è partita da un accertamento su una società con sede legale all’Infernetto, nel quadrante sud di Roma. Seguendo i movimenti della società, i finanzieri sono risaliti a quattro cooperative attraverso le quali venivano formalmente assunti i dipendenti, poi impiegati stabilmente da altre aziende attraverso contratti di appalto o di distacco del personale.

Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza firmata dalla gip Paola Petti, si trattava di «contratti apparentemente genuini che nascondono in realtà forniture illecite di personale». Le cooperative, dunque, non avrebbero svolto alcuna attività effettiva, limitandosi a fare da intermediari sulla carta. Emettevano fatture per prestazioni mai eseguite, consentendo alle aziende clienti di ridurre le spese fiscali e contributive. A rendere possibile il sistema erano anche i Durc falsificati, i documenti che certificano la regolarità contributiva di un’impresa. Grazie a questi certificati, le cooperative potevano superare i controlli formali e continuare a stipulare contratti e incassare pagamenti, nonostante il mancato versamento dei contributi.

Il meccanismo delle cooperative «apri e chiudi»

Il sistema permetteva alle imprese che utilizzavano i lavoratori di abbattere il costo della manodopera, scaricando gli obblighi fiscali e previdenziali sulle cooperative. Queste accumulavano debiti milionari con lo Stato e, una volta diventate inutilizzabili, venivano liquidate o avviate a procedure concorsuali. Al loro posto ne subentravano altre, pronte a ripetere lo stesso meccanismo. Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe prodotto anche un danno alla concorrenza: le aziende che se ne servivano potevano offrire prezzi inferiori a quelli di mercato, a discapito delle imprese che versavano regolarmente tasse e contributi. A pagarne le conseguenze sarebbero stati anche gli oltre 2.400 lavoratori, formalmente assunti ma privati delle garanzie previdenziali e assicurative legate ai contributi non versati.

Il ruolo del commercialista e il resort in Kenya

Al centro dell’inchiesta c’è il commercialista romano, al quale il giudice attribuisce una «funzione centrale nell’ideazione, gestione e mantenimento» del sistema. Il 51enne avrebbe coordinato l’attività delle cooperative con l’aiuto di sette collaboratori, nei confronti dei quali è stato disposto il sequestro preventivo dei beni.

Secondo l’accusa, parte dei guadagni ottenuti attraverso la frode sarebbe stata utilizzata dal professionista per acquistare anche un resort in Kenya. Le indagini della Guardia di finanza hanno così portato alla luce un sistema che avrebbe sottratto oltre 14 milioni di euro alle casse pubbliche, danneggiando allo stesso tempo lavoratori e imprese concorrenti.