Brexit: la storia, il referendum, gli schieramenti e la situazione

Dalle dimissioni di David Cameron ai lunghi negoziati di Theresa May. Facciamo il punto su cosa è successo e cosa potrebbe succedere

La Storia

Il termine Brexit deriva dalle parole "Britain" e "Exit". Il processo di uscita del Regno Unito dalla Ue è iniziato il 23 giugno del 2016 con un referendum voluto dall'allora primo ministro inglese David Cameron. Membro del partito conservatore dei Tories, l'ex inquilino di Downing Street sperava che un voto popolare sulla Ue avrebbe finalmente messo a tacere le ali ultra-conservatrici della politica britannica, guidate dall'Ukip, lo Uk independence party, che spingevano per un'uscita dall'Unione europea.

Tutte le tappe della Brexit: dal referendum al voto sull'accordo con l'Ue foto 2

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La crisi economica e quella dei migranti avevano accresciuto l'influenza degli esponenti favorevoli alla Brexit. Cameron sperava che il referendum avrebbe fatto valere la volontà degli inglesi di rimanere nell'Unione Europea, ma la mattina del 24 giugno del 2016, come da lui promesso, annunciò le sue dimissioni dopo il risultato del voto: la maggioranza era per il "leave".

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Dopo le dimissioni, Theresa May, appartenente allo stesso partito di Cameron, ha assunto la carica di Primo ministro.

Il 29 marzo del 2017 con l'ordine firmato da May, a seguito del voto del Parlamento inglese a favore della Brexit, il Regno Unito ha dato ufficialmente comunicazione alla Ue della decisione presa.

Dopo circa due anni di negoziati, nel novembre 2018, Il premier Theresa May aveva raggiunto un accordo con la Commissione Europea. Tuttavia, il 15 gennaio, la Camera dei Comuni ha bocciato la proposta di accordo.

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Il referendum

Il voto ha visto la vittoria del no con un risicato 51.9% contro un 48.1 % favorevole alla permanenza inglese nella Ue. Tuttavia, il risultato del referendum non ha avuto risultati omogenei in tutto il Regno Unito.

In Irlanda del Nord e nella Scozia hanno votato in maggioranza per la permanenza nell'Ue. La Scozia, dopo la Brexit, ha richiesto un secondo referendum sull'indipendenza scozzese. L'inghilterra e il Galles hanno tuttavia votato a favore dell'uscita. 

Gli schieramenti

Il Regno Unito si trova ora in un'impasse totale. Il no del parlamento inglese ha polarizzato ancora di più gli schieramenti all'interno del Parlamento inglese. Da una parte, i laburisti guidati da Jeremy Corbyn vorrebbero riaprire i negoziati con l'Ue e tornare alle urne. Il leader del partito laburista ha infatti proposto una mozione di sfiducia contro Theresa May che verrà votata nella serata del 16 gennaio. Se la sfiducia dovesse passare il popolo britannico dovrà tornare a votare e in questa nuova tornata elettorale i laburisti sono quasi certi di poter ottenere la maggioranza.

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Il partito conservatore sembra essere molto diviso. Circa 100 deputati vorrebbero cestinare l'accordo e sono inoltre contrari alla creazione di un confine tra le due Irlande, perché considerato anti-costituzionale, ma anche alla permanenza dalla Gran Bretagna nell'Unione doganale durante il periodo di transizione. Anche Sir Keir Starmer, pur appartenendo al partito Tory, è favorevole a un secondo referendum motivato dai difetti dell'attuale accordo. 

Tutte le tappe della Brexit: dal referendum al voto sull'accordo con l'Ue foto 1

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Boris Johnson, uno dei massimi sostenitori della Brexit, è diventato uno dei maggiori oppositori del Governo May. Nel luglio 2018 si dimise dal suo incarico come ministro degli Esteri in protesta contro i negoziati troppo accomodanti sulla Brexit intrapresi da May. Secondo Johnson gli accordi dell'attuale primo ministro renderebbero il Regno Unito ancora troppo legato alla volontà dell'Unione europea.

La situazione

Dopo il no a Theresa May il voto di sfiducia proposto dall'opposizione potrebbe far cadere il governo. Tuttavia, secondo la Bbc la May dovrebbe rimanere in carica. I deputati unionisti nord-irlandesi e i conservatori che avevano votato contro la sua proposta per Brexit dovrebbero sostenere la leader conservatrice, impedendo così di andare alle urne. Se invece il governo cadesse, si tornerebbe a votare con Boris Johnson pronto a vincere le primarie per i tories e i laburisti favoriti nella corsa alla Camera dei comuni.

Tutte le tappe della Brexit: dal referendum al voto sull'accordo con l'Ue foto 3

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Un altro scenario vedrebbe May cercare dei compromessi con l'opposizione e i ribelli conservatori per accordarsi su un piano Brexit che possa andare bene ad una maggioranza. Qualche giorno fa, Jeremy Corbin aveva promesso sostegno al premier britannico se nel piano Brexit ci fosse stata l'assicurazione della permanenza del Regno Unito nell'unione doganale.

Un'altra ipotesi potrebbe vedere May tornare a Bruxelles per un'ulteriore tornata di colloqui. Nel caso non si trovasse, ancora una volta, l'accordo per una maggioranza, allora la premier sarebbe costretta a indire un secondo referendum e richiamare i cittadini a votare. L'ipotesi "no deal", ovvero di un'uscita senza accordo resta sul tavolo, anche se la sua attuazione sembra molto improbabile.