«E invece no»: quando il primo referendum non è stato quello buono

di OPEN

Dopo la bocciatura dell’accordo di Theresa May sulla Brexit, si è tornati a parlare con più insistenza della possibilità di un secondo referendum: è già successo altrove in Europa

Dopo la bocciatura dell'accordo sulla Brexit di Theresa May, il Parlamento potrebbe intervenire in vari modi. Potrebbe votare una mozione di sfiducia al governo di Theresa May o anche indire un secondo referendum.

Un'ipotesi scartata dalla premier, che la considera un tradimento della fiducia del popolo britannico, ma che per altri potrebbe essere la sola via d’uscita dall’impasse parlamentare.

Se un secondo referendum fosse proposto in Parlamento, non solo l’iniziativa dovrebbe essere approvata dalla maggioranza dei deputati, ma dovrebbe essere indetto in tempi strettissimi, prima del 29 marzo, data fissata per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Recenti sondaggi mostrano che la maggioranza (anche se piuttosto ridotta) degli abitanti del Regno Unito voterebbe per restare nell'UE, ma non sono ancora disponibili studi estensivi e approfonditi effettuati di recente.

Ma davvero i cittadini possono cambiare idea nel giro di pochi mesi? Bastano piccoli aggiustamenti o serve un cambiamento culturale e demografico di lungo termine?

Ecco alcuni casi in cui i cittadini sono stati chiamati ad esprimere la loro opinione su questioni europee tramite il maggior istituto di democrazia diretta, ma la scelta del popolo è stata poi rimessa in discussione.

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Francia

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Nel 2005, i francesi sono stati chiamati a votare su un trattato cha autorizzava la creazione di una Costituzione europea. Nonostante i vertici politici avessero espresso posizioni favorevoli, i francesi si sono opposti al documento. L’Europa ha deciso di aggirare la decisione popolare modificando il progetto e trasformandolo nel Trattato di Lisbona. Il testo è molto simile al precedente progetto di costituzione, ma il governo francese ha deciso di non indire un secondo referendum, sottoponendola direttamente all'esame parlamentare. Il trattato è stato approvato facilmente.

Irlanda

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L’Irlanda ha una politica molto severa per quanto riguarda l’approvazione dei trattati europei: è infatti l’unico paese membro che sottopone sistematicamente al referendum i trattati europei prima di implementarli.

Questa questione è particolarmente delicata perché al fine di poter essere implementati, i trattati europei devono essere approvati all’unanimità. Un “no” irlandese rischia dunque di bloccare l’implementazione di un trattato in tutta Europa.

Nel 2001, l’Irlanda è stato l’unico paese a sottoporre a un referendum il trattato di Nizza che modificava quello di Maastricht, e mirava a preparare le istituzioni all’allargamento dell’Ue, al fine di includere i paesi dell’Est. Il paese ha rifiutato il trattato con un'affluenza bassissima.

Dopo un anno di campagne per il sì e l’approvazione di un emendamento che garantiva l’esenzione dell’Irlanda da un eventuale esercito di difesa europeo, il referendum è stato ripetuto, e la maggioranza degli irlandesi ha votato a favore del trattato a un anno dalla precedente decisione.

Sempre in Irlanda, nel 2008, il popolo è stato chiamato a votare per il Trattato di Lisbona, e ha nuovamente votato no. A 16 mesi dal primo voto, dopo che l’Europa aveva inserito alcune clausole importanti richieste dall’Irlanda, il 67% degli irlandesi ha approvato il trattato.

Danimarca

Nel 1992 la popolazione danese è stata chiamata a esprimersi sul Trattato di Maastricht, l'atto fondativo dell’Unione Europea. Appena più della metà dei danesi si sono opposti al trattato. Dopo vari emendamenti, tra cui quello per escludere la Danimarca dalla moneta unica, il trattato è stato approvato nel 1993 tramite un secondo referendum.

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