Dj Fabo rifiutò la sedazione profonda: «Perché aspettare giorni per morire quando potrei metterci 5 minuti?»

di Charlotte Matteini

«Fabiano Antoniani avrebbe avuto la possibilità di ricorrere alla soluzione legale per morire senza soffrire, ma rifiutò perché non capiva per quale motivo avrebbe dovuto metterci sette, otto, nove giorni a morire anziché cinque minuti», racconta a Open Marco Cappato, leader dell’associazione Luca Coscioni

Dj Fabo - nome d'arte di Fabiano Antoniani, il giovane rimasto cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale avvenuto nel 2014 - valutò l'ipotesi della sedazione profonda continuata, la prima "soluzione" che gli venne prospettata quando manifestò l'intenzione di porre fine alla propria vita, ma alla fine scelse di ricorrere comunque al suicidio assistito in Svizzera. 

«Fabiano Antoniani viveva attaccato a una macchina, anche se aveva autonomia una volta staccato dalla strumentazione. Lui avrebbe avuto la possibilità di ricorrere alla soluzione legale, che legale era anche prima che entrasse in vigore la legge sul testamento biologico. Gli venne prospettata la possibilità di farsi sedare, interrompere la nutrizione artificiale e aspettare la morte. Fu la prima "soluzione" che gli prospettammo, solo perché avrebbe permesso a Fabiano di morire nella sua casa senza dover spendere 10mila euro e andare in Svizzera», racconta a Open Marco Cappato, leader dell'Associazione Luca Coscioni, nonché la persona che materialmente accompagnò Dj Fabo nella clinica svizzera dove il ragazzo scelse di morire con il suicidio assistito.

Perché Fabo rifiutò la sedazione?

«Nelle perizie, i medici hanno sottolineato che la morte tramite sedazione profonda continuata avrebbe potuto arrivare nel giro di qualche giorno – non si sa quanti, è indeterminabile - e Fabiano allora rispose di no e rifiutò perché non capiva per quale motivo avrebbe dovuto metterci sette, otto, nove giorni a morire anziché cinque minuti. Poi, per le persone a lui vicine, perché pensava 'Un conto è salutarmi perché sto per morire e un conto è salutarmi perché poi passerò un tempo indefinito in stato di incoscienza per poi arrivare al decesso, questa cosa non la tollero'» 

Sedazione e suicidio assistito possono essere considerate scelte alternative?

«Un'altra persona, a differenza di Fabiano, avrebbe potuto avere un parere completamente opposto e scegliere invece la strada della sedazione profonda continuata. Il suicidio assistito e la sedazione profonda continuata non sono due opzioni alternative, nel senso che una può valere l'altra, dipende dalla scelta che ciascuno compie. Non c'è una soluzione che viene prima o dopo, allo stato attuale ci sono degli strumenti legali e altri che invece sono illegali. È chiaro che le scelte legali vanno prese in considerazione con priorità rispetto a quelle che legali non sono. A mio avviso non c'è nessuna differenza nemmeno sul piano morale tra una e l'altra. Perché dovrebbe essere moralmente accettabile morire in sedazione dopo giorni e non dovrebbe invece esserlo morire in pochi minuti? Una volta che è riconosciuto alle persone che versano in uno stato terminale e irreversibile il diritto di morire, la scelta più adeguata può poi farla solo la persona stessa, ovviamente consultandosi con il medico». 

Ora la proposta di legge di iniziativa popolare sull'eutanasia è in commissione in parlamento. Che si aspetta, stante anche la richiesta della Corte costituzionale?

«Ci sono due scenari: uno è quello in cui la legge viene utilizzata come materiale per le risse invereconde che la politica sta offrendo ogni giorno e quindi per rinfocolare lo scontro tra partiti. Oggi parliamo della Francia, domani della Sea Watch, dopodomani facciamo polemica sull'eutanasia. Poi, alcuni sostengono che il tema non sia nel contratto di governo - l'hanno detto Bonafede e Salvini, per esempio - e quindi non può essere affrontato. Per fortuna c'è la Corte Costituzionale e, qualora dovesse verificarsi questo scenario, ci penserà lei. Se però il governo non prende posizione nel merito e lascia il Parlamento libero di discutere e di decidere, garantendo la libertà di dibattito e di informazione pubblica sulla questione, con i capi di partito e di governo che stanno ben lontani dalla discussione, potrebbe arrivare l'approvazione della legge. Sempre rilevando che, a prescindere dal fatto che il tema del fine vita non è nel contratto di governo, nello stesso accordo sottoscritto tra M5s e Lega c'è scritto che le leggi di iniziativa popolare, come la nostra, devono avere trattazione immediata in Parlamento, quindi già solo questo dovrebbe spingerli a permettere la discussione in Aula».