«Da qui non ce ne andiamo». L’Atac mette in vendita la casa rifugio per le donne vittime di violenza

«Il problema della violenza maschile sta aumentando», spiegano le attiviste: «Qui ci sono 13 posti letto per donne maltrattate. Il comune ne ha 20. Dovrebbero essere 300». La giunta: «Al lavoro da tempo per trovare soluzioni alternative»

«Noi da qui non ce ne andiamo. Anzi, lancio un appello alla sindaca Virginia Raggi e alla sua giunta: incontrateci e. ascoltateci». Chiara è una delle attiviste che guida la Casa delle Donne Luchay Siesta di Roma: una realtà che esiste da 11 anni e che ha aiutato oltre 1200 donne vittime di violenza, 140 delle quali hanno trovato qui anche una sistemazione, insieme a più di 60 bambini, nei loro percorsi di uscita dalla violenza.

Luchay Siesta è conosciuta da tutti qui nel popoloso quartiere Tuscolano di Roma. E non solo qui. E ora rischia di chiudere: l’Atac infatti, la società di trasporto pubblico locale, ha deciso di vendere lo stabile dove si trova la Casa delle Donne. Uno stabile che fa parte del patrimonio dell’azienda e che viene messo in parte in vendita nell’ambito della procedura di concordato preventivo per risanare i conti della municipalizzata.

«Questo è un luogo di cultura e di politica, oltre che un rifugio per le donne. E il problema della violenza maschile sta aumentando», dice ancora Chiara. Che rivendica il ruolo della Casa sul territorio nell’ambito del contrasto della violenza di genere. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – la Convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia – «prevede che ogni regione sia dotata di alloggi sicuri in case rifugio specializzate per donne. La Convenzione prevede che ce ne sia una ogni 10mila abitanti. Attualmente le case rifugio a Roma sono quattro, di cui due finanziate da Roma Capitale, per un totale di 20 posti. In un territorio abitato da quasi tre milioni di persone, sono chiaramente insufficienti». Roma ne dovrebbe avere 300, spiega ancora Chiara. «Lucha y Siesta, da sola, ne copre tredici ma sta per essere sfrattata. E dal Comune, ad oggi, viene solo un assordante silenzio».

Dagli assessorati ai Trasporti, alla Persona e al Patrimonio del Comune di Roma fanno sapere a Open che la situazione è monitorata, le procedure sono lunghe – il concordato è triennale, fino al 2021 -e che «non c’è alcuna intenzione»di chiudere la Casa rifugio. «Siamo ben consci del valore di questo presidio e siamo al lavoro da tempo per trovare una soluzione alternativa», assicurano. Il tavolo e gli incontri sono fermi da tempo, e non abbiamo risposte di sorta», replicano dalla Casa. «Lanciamo un appello alla sindaca e alle sue assessore per darci ascolto e risposte».

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