L’infelice dichiarazione dell’avvocato del cardinale Pell: «Fu una semplice penetrazione, il bimbo non partecipava attivamente»

di Juanne Pili
L'infelice dichiarazione dell'avvocato del cardinale Pell: «Fu una semplice penetrazione, il bimbo non partecipava attivamente»

Il legale del cardinale George Pell condannato in Australia per pedofilia, ha cercato di sminuire i fatti perché una delle vittime non aveva “partecipato attivamente”? Purtroppo è successo davvero, sono giunte anche le pubbliche scuse per l’infelice frase.

Ci avete segnalato delle affermazioni piuttosto scioccanti nell’ambito di un processo già scandaloso di suo. L’avvocato Robert Richter durante la difesa del suo assistito, il cardinale George Pell, accusato in Australia di abusi sessuali ai danni di due tredicenni nel 1996, avrebbe tentato di sminuire la gravità di uno degli abusi con una frase rivelatasi subito controproducente:

Fu una semplice penetrazione, il bimbo non partecipava attivamente – utilizzando un termine che forse voleva sminuire ulteriormente la gravità degli abusi – vanilla sexual penetration.

Il tutto è avvenuto durante l’udienza in cui è stata respinta la libertà su cauzione per il prelato. La condanna era stata emessa già a dicembre, la ragione per cui lo sappiamo solo dopo due mesi dipende da un «suppression order», previsto dalla legge australiana e che può impedire ai media la divulgazione di fatti riguardanti i processi.

La notizia riguardo alle infelici affermazioni dell'avvocato è circolata in diversi forum e pagine Facebook in cui solitamente non avviene un controllo rigoroso delle fonti, cosa che ha fatto sospettare si trattasse di una affermazione inventata o distorta. Tuttavia del fatto avevano trattato anche testate autorevoli come il Guardian e la Bbc. Recentemente sono arrivate anche le pubbliche scuse da parte di Richter:  

Ho usato una frase del tutto inappropriata per la quale mi scuso profusamente a tutti coloro che l'hanno interpretato in un modo che non è mai stato inteso: non è stato in alcun modo inteso a sminuire o minimizzare la sofferenza e il dolore delle vittime di abusi sessuali, e in retrospettiva posso capire perché ha causato grande offesa a molti.

Il giudice Peter Kidd stabilirà la pena per Pell il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi d’accusa può comportare fino a dieci anni di reclusione. Intanto il cardinale attenderà in carcere a Melbourne, mentre il Vaticano rompe il silenzio, aprendo il processo canonico nei suoi confronti e sollevandolo dal precedente incarico di Prefetto dell’economia.