San Ferdinando, la baraccopoli sarà sgomberata. Il sindaco: «Niente ruspe, non sono come Salvini»

di Angela Gennaro

Le operazioni dovrebbero cominciare mercoledì prossimo, 5 marzo. «Sgomberare significa immettere sul territorio persone che non sanno dove andare. È una follia», dice Maria Teresa Calabrese, coordinatrice del progetto Terragiusta di Medici per i diritti umani

Il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, ha emesso un'ordinanza con cui ha disposto lo sgombero della baraccopoli più famosa d'Italia nella piana di Gioia Tauro in Calabria. Sarà, nelle intenzioni della Prefettura e dello stesso primo cittadino, uno sgombero soft, senza ruspe, cercando di mettere in campo – e di fare accettare – soluzioni alternative di accoglienza alle persone (oltre mille, in alcuni periodi anche 2 mila) che abitano la baraccopoli. 

Gli abbiamo chiesto se è il momento giusto, ora che a essere inquilino del Viminale è Matteo Salvini. «Guardi, io ho idee diametralmente opposte a quelle di Salvini», dice a Open Andrea Tripodi. «Non vorrei si scambiasse questa mia presa di posizione come strumento utile alle necessità mediatiche del ministro, con cui non condivido nulla. Mi sono mosso semplicemente per liberare il mio territorio da una condizione di degrado inaccettabile per i migranti prima di tutto».

Coi guanti, ma pur sempre uno sgombero: le operazioni dovrebbero partire mercoledì 5 marzo, per liberare l'area e poi bonificarla. Le soluzioni alternative? Nella nuova tendopoli gestita dalla Caritas, che ospita già, secondo l'ultimo censimento di un mese fa, quasi 500 persone si sono liberati dei posti e stanno allestendo nuove tende. Oppure in Cas e Sprar. A San Ferdinando, nell'ultimo anno, si sono verificati una serie di incendi che hanno provocato la morte di tre persone: l'ultimo, Al Ba Moussa, 28 anni, veniva dal Senegal ed è morto nella sua tenda lo scorso 16 febbraio.

L'ordinanza

L'ordinanza, tradotta in francese, inglese e arabo, è stata notificata oggi, giovedì 28 febbraio, a chi vive nella baraccopoli. La conferma arriva anche da fonti del Viminale, che parlano di un migliaio di migranti coinvolti. A ogni persona «regolare» sarà «assicurata una sistemazione nei circuiti ufficiali dell’accoglienza (ex Sprar, Cara, Cas)». In queste ore, dicono ancora dal ministero degli Interni, «si stanno svolgendo ulteriori controlli sullo status» dei migranti, «Due anni fa, nella baraccopoli di San Ferdinando si registravano fino a 2.700 presenze». Ora «lo sgombero si rende necessario anche per motivi igienico-sanitari e di ordine pubblico».

San Ferdinando, la baraccopoli sarà sgomberata. Il sindaco: «Niente ruspe, non sono come Salvini» foto 1

La notifica consegnata agli abitanti della baraccopoli di San Ferdinando

«Era un intervento programmato, è arrivato il tempo di farlo», conferma il sindaco. «Ieri abbiamo avuto un incontro in Prefettura ed è stata accolta questa mia richiesta di condividere anche con me le modalità di intervento e la sistemazione, facendomi capire in che modo vogliono portare avanti l'operazione». Domani, dice Tripodi, «ci sarà un altro incontro in Questura e vedremo di capire meglio i dettagli». Sono Prefettura e Questura, ricorda il primo cittadino, a stabilire i tempi. «Non ci sono situazioni di tensione contrariamente a quanto dicono alcuni giornali. La comunicazione è stata accolta con tranquillità», assicura. Quella di San Ferdinando «è una situazione che dal 2010 si è degradata giorno dopo giorno, fino a livelli inaccettabili, prima di tutto per chi abita in quella baraccopoli», dice ancora il primo cittadino.

La baraccopoli

La notizia dello sgombero, per quanto soft, arriva comunque inattesa. «Dopo l'incendio della scorsa settimana avevamo parlato con l'amministrazione e anche con la Prefettura, e tutti escludevano l'ipotesi di sgombero immediato», dice a Open Maria Teresa Calabrese, coordinatrice del progetto Terragiusta di Medici per i diritti umani. «Certo, tra le persone che vivono lì – quelli che assistiamo per attività di salute o legali o anche chi è inserito in un progetto di inclusione lavorativa e sta facendo un corso con l'università di Reggio Calabria – si era diffusa una certa ansia per questa ipotesi». 

San Ferdinando, la baraccopoli sarà sgomberata. Il sindaco: «Niente ruspe, non sono come Salvini» foto 2

Ansa/Marco Costantino

Nella baraccopoli ci sono, a seconda dei periodi, «tra le 1200 e le 2000 persone». La Prefettura «aveva fatto un censimento che parlava di 1100 persone, ma in realtà si stima che siano molte di più», dice Maria Teresa. Registra soprattutto migranti regolari, mentre ce ne sono anche moltissimi irregolari che probabilmente, visto che il censimento era volontario, non si sono presentati.

In questo periodo ci sono anche molte partenze. «Il lavoro è poco, è stato poco quest'anno e adesso è ulteriormente diminuito», dice. «La raccolta di mandarini, che era quella che in questo periodo dà lavoro a molte persone, non sta funzionando: molti piccoli proprietari non raccolgono nemmeno. E quindi c'è pochissimo lavoro». E dove vanno? «A cercare lavoro altrove: cominciano ad andare a Napoli, in Campania, per la raccolta di pomodori, asparagi, patate eccetera. È ancora un po' presto per andare a Foggia».

Altri «partono per l'ansia: si era diffusa la voce dello sgombero, poi smentita». Non che si credesse alla smentita in quanto tale, dice Maria Teresa. «Però sembrava avviato un processo negoziato. Lo stesso sindaco mi ha detto che uno sgombero repentino avrebbe significato immettere sul territorio persone che non sanno dove andare. Sgomberare è una follia». 

«È una decisione che non si può prendere a cuor leggero», dice ancora il sindaco di San Ferdinando. «Ho avuto bisogno di riflettere e ponderare gli effetti. Mi pongo il problema della destinazione, di dove andranno questi ragazzi. Ma devo considerare la condizione di degrado inaccettabile che non può durare, in un territorio che ha già tanti problemi. Avevo già emesso nell'agosto 2017 un'altra ordinanza di sgombero in seguito a degli incendi, dopo i quali erano state registrate condizioni di inquinamento preoccupante per l'amianto presente. Nei giorni scorsi è morto di leucemia un ragazzo di 23 anni che viveva nella baraccopoli».