Alternanza scuola-lavoro in un poligono di tiro. Il preside: «Non volevamo mica insegnargli a sparare»

di OPEN

Un istituto tecnico di Quartu Sant’Elena, in Sardegna, ha approvato un progetto molto discusso. Contattato da Open, il preside si giustifica così: «I ragazzi non dovevano andare lì per fare addestramento nel poligono, ma per vedere in prima persona in cosa consista l’amministrazione di un sistema di questo tipo»

Portare i ragazzi di terza superiore in un poligono di tiro per fare Alternanza Scuola Lavoro? Succede a Quartu Sant'Elena, in provincia di Cagliari. Il progetto è stato approvato con una circolare firmata dal dirigente dell'ISS, un istituto tecnico-commerciale della zona, e ha sollevato un polverone. L'Istituto è stato immediatamente attaccato da varie organizzazione studentesche e dal gruppo di attivisti sardo A Foras, che si batte per la chiusura delle basi militari in Sardegna.

«Ci troviamo nuovamente davanti al tentativo di far passare il mestiere delle armi e, nella fattispecie, le attività di occupazione e addestramento militare in Sardegna, come una possibile alternativa economica e culturale che mistifica sull’effettivo ruolo delle basi militari nella nostra isola», ha scritto il gruppo su Facebook.

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Pubblicato da A Foras – Contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna su Lunedì 11 marzo 2019

Open ha contattato il dirigente scolastico Massimo Siddi, che replica: «Non si trattava certo di mandare a sparare i nostri alunni, né di fargli maneggiare delle armi in nessuno modo». A onor di cronaca, va ricordata una cosa: gli studenti del Primo Levi erano comparsi sulle pagine dei quotidiani già qualche giorno fa, per aver vinto un premio grazie a un video girato per promuovere l'accoglienza dei migranti. Inoltre, venerdì 9 marzo l'Istituto ha vinto il premio Gianni Massa, grazie a un filmato realizzato contro la violenza sulle donne. 

Preside Siddi, ci spiega la proposta?

«Premetto che ho appena firmato un comunicato in cui dichiaro di aver fermato il progetto. Abbiamo preso coscienza del fatto che esiste una parte di opinione pubblica che ha accolto questa iniziativa in modo diverso da come la vedevamo noi. Abbiamo cercato di proporla stando lontano da qualsiasi tipo di ideologia, ma la base militare è un simbolo ed è molto esposta a rischi di fraintendimenti.

Il progetto prevedeva uno stage in una struttura militare, uno stage legato a un'attività formativa per l'amministrazione del lavoro e volto all'approfondimento delle tecnologie informatiche, che sono i settori di provenienza dei nostri studenti. I nostri fini erano legati all'opportunità di poter vedere un sistema di lavoro che sicuramente è diverso da quello di una normale azienda, soprattutto per noi in Sardegna. Il Poligono ha una comunità di più di quattrocento dipendenti e qui, in provincia di Cagliari, non abbiamo sempre la possibilità di vedere realtà di questo tipo. Era una questione di numero e di peculiarità». 

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Pubblicato da Eureka – Rete degli Studenti Medi Cagliari su Domenica 10 marzo 2019

Non è rischioso far familiarizzare dei ragazzi di 16 anni con le armi?

«I ragazzi non dovevano andare lì per fare addestramento nel poligono, ma per vedere in prima persona in cosa consista l'amministrazione di un sistema di questo tipo. Lo spirito del progetto è strettamente correlato agli obbiettivi amministrativi. Ognuno poi sceglie autonomamente se ritiene la cosa interessante o meno. 

Le famiglie ci avevano dato un riscontro favorevole e avevano firmato la loro adesione. Ieri sera altre famiglie avevano continuato a dare la loro disponibilità pur dopo le lamentele che sono piovute in maniera abbastanza disordinata sui social».

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Area militare del Poligono sperimentale di Perdasdefogu-Salto di Quirra

Il Poligono "Salto di Quirra" è coinvolto in un processo per disastro ambientale e omissione di tutela di materiali tossici e velenosi. Non ha avuto paura di mandare i ragazzi in un luogo, potenzialmente, non sicuro?

«Sono 15 anni che ci sono dei processi a cui non si è giunti a sentenza. Come detto, noi ne abbiamo parlato con le famiglie e con i genitori. Comunque, i ragazzi non sarebbero andati al Poligono, né nelle zone incriminate. La base è molto grande, ed è accessibile al pubblico e alle scuole nel periodo in cui non ci sono attività di addestramento o di sperimentazioni. Tra l'altro, noi siamo un indirizzo tecnico che ha anche un ramo di interesse chimico-ambientale. Abbiamo sempre portato avanti tutta una serie di attività legate all'ambiente».