«I vostri figli non sono mai esistiti»: i No Vax contro le mamme «pentite» che hanno perso i loro bimbi

di Juanne Pili

Oltre a medici e divulgatori impegnati nel promuovere l’importanza dei vaccini, negli Stati Uniti nel mirino del cyber-bullismo No Vax finiscono anche le madri «pentite» che hanno perso i loro bambini, di malattie che se vaccinati avrebbero potuto evitare

Jill Promoli perse uno dei suoi due gemelli nel 2016, si chiamava Jude e morì di influenza a soli due anni, nonostante i tentativi dei medici di rianimarlo. Da allora Jill è impegnata per divulgare l’importanza dei vaccini. Tutto questo per chi diffonde bufale e slogan No Vax deve essere sembrato inammissibile, di conseguenza Jill ha cominciato, da allora, a essere oggetto del loro odio, con tutta una sequenza di insulti e minacce in rete.

A un'altra mamma del Midwest che perse nelle stesse circostanze il figlio di quattro anni, i No Vax arrivarono addirittura a dire che si fosse inventata l'esistenza stessa del bambino, non conosciamo il suo nome perché quando la raggiunsero i giornalisti della Cnn per raccogliere la sua testimonianza, scelse l'anonimato, preferendo scomparire dai social, piuttosto che continuare a leggere insulti. Negli Stati Uniti questa  è purtroppo una prassi ben nota, che porta molti medici e divulgatori a preferire il silenzio, altri invece si fanno coraggio – come Jill – continuando a difendere la corretta informazione in rete e nelle conferenze.

Il fondatore di Stop mandatory vaccination, una delle organizzazioni più attive nel negare l’utilità delle vaccinazioni, intervistato dalla Cnn, non nega che questo genere di attacchi avvenga, ma ne sminuisce la portata, sostenendo che i membri del suo gruppo avrebbero subito pressioni simili, tra queste annovera anche visite da parte della polizia.

Madri come Jill sono riuscite a elaborare il loro lutto reagendo e impegnandosi per informare le altre. Difficilmente possiamo dire lo stesso dei loro hater. Quando un fatto di cronaca smentisce le loro convinzioni, i No Vax sembrano reagire con la negazione e il rifiuto. E quando chi ha vissuto in prima persona l’esperienza si impegna per informare anche gli altri, ecco che i No Vax passano alla fase della rabbia, sfogandosi, per lo più in rete. Lo abbiamo visto anche in Italia, quando Daniele Cereda, ragazzo neurodiverso, è stato investito dal cyber-bullismo No Vax su Facebook.

Infine arriva la fase della negoziazione, dove con vari «salti carpiati» si cerca di sminuire la portata del fatto, costruendo o riproponendo nuove bufale che bilancino le smentite. Pochi comprendono di aver preso una «cantonata», di quelle che mettono in pericolo intere popolazioni.