Miracolo ad Acerra, gli operai comprano l’azienda in liquidazione: «Non ci sembra di lavorare»

di Cristin Cappelletti

Un gruppo di dipendenti ha salvato l’azienda in crisi. L’intervista a Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa Screensud, tra i fondatori della nuova società

La crisi economica, un’azienda che sta per fallire e il coraggio di dodici dipendenti. A Nola nel 2013 l’azienda Lafer è pronta a chiudere. Specializzata nella produzione e nell’esportazione internazionale di reti d’acciaio per vagliature industriali, l’azienda conta 50 dipendenti e un fatturato di 1 milione e 200 mila euro l’anno.

L’azienda sta per chiudere, la messa in liquidazione è pronta. Ma il coraggio di 12 ex dipendenti di mettersi in gioco e riprendere l’attività rimette le carte in tavola: i dipendenti comprano la società con il loro Tfr e diventano imprenditori. Nasce così – dalle ceneri di Lafer – ScreenSud, con sede ad Acerra, grazie al sostegno di Cooperazione Finanza e Imprese e ai fondi mutualistici, tra cui Fondosviluppo.

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«L’idea è nata all’atto della messa in liquidazione della società. In quella fase abbiamo deciso di costituire la Screensud», racconta a Open Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa ed ex responsabile commerciale di Lafer. «Sono passati più di tre anni da quando nel 2016 abbiamo avviato l’iter per l’acquisto».

Una storia di riscatto che passa dalla determinazione di chi, per anni, aveva lavorato alla produzione e distribuzione di reti d’acciaio. «Dopo i tre anni passati per avviare tutto l’iter siamo diventati 12». Un’idea nata già un anno prima che la società fallisse: «L’amministratore aveva paventato la possibilità a tutti i dipendenti di fare una cooperativa per rilevarla, ma in quella fase non c’erano i presupposti per realizzare l’operazione: c’era molta sfiducia».

Ma Silvestro e gli altri dipendenti non hanno mollato: «Non avremmo mai potuto farcela da soli», racconta, «siamo stati aiutati da Lega Coop, e conf cooperativa con delle quote azionarie e obbligazioni per un totale di circa 500 mila euro».

Un sostegno fondamentale è arrivato dalle organizzazioni locali: «Senza di loro non avremmo potuto salvare l’azienda, acquistare i materiali e la materia prima. Oltre all’aiuto economico sono state importanti nel gestire tutte le procedure, sono stati gli unici a credere nel progetto». 

I 12 dipendenti-imprenditori hanno tra i 37 e i 48 anni: «Ognuno ha il proprio ruolo, le proprie responsabilità, quando ci sono questioni importanti ovviamente ci riuniamo in un’assemblea, avendo costituito una società, e decidiamo sul da farsi».

Un’ambiente di lavoro familiare e accogliente: «Esci di casa non ti sembra di andare a lavoro. L’azienda è casa nostra, non c’è un imprenditore, tutti sono pienamente immersi nel progetto perché quello che si fa, lo si fa per sè stessi», chiarisce Silvestro, «non c’è bisogno di creare degli incentivi, l’incentivo nasce da solo». 

E chissà che l’esperienza di Acerra non possa essere un modello da replicare: «Sicuramente è un modello da prendere in considerazione. Purtroppo la natura umana tende sempre a vedere il negativo. Quando sei un dipendente stai lavorando per qualcun altro, e tutto il tuo impegno non viene spesso gratificato, non ti vengono riconosciuti i tuoi meriti. Nella nostra cooperativa tutto ciò che fai lo fai per te stesso, sei più spronato a dare il meglio di te».