La fuga di Said Mechaquat dopo l’omicidio di Stefano Leo. Ecco il video dei carabinieri

A seguito dell’omicidio di Stefano Leo era circolato un identikit del colpevole, fin troppo preciso senza alcuna prova. L’Arma dei carabinieri aveva smentito di aver diffuso tali informazioni anche perché dai video a disposizione era impossibile risalire a certe descrizioni, un video che ora possiamo mostrarvi

Ucciso da«un immigrato di colore», dicevano sui social, mentre sui giornali veniva citato un identikit che i carabinieri del Comando provinciale di Torino non avevano affatto diffuso:«Tutto quello che è stato scritto è tutto frutto di supposizione da parte dei giornalisti, non abbiamo mai dato indicazioni precise».

Le forze dell'ordine avevano specificato che il video a disposizione con la fuga del delinquente era in bianco e nero con una pessima qualità che rendeva di fatto impossibile identificarlo:«Una persona con i capelli normali, forse corti, non ha i rasta, non ha le treccine, la carnagione non è scura e non è sicuramente un africano. Sono le uniche cose che ci sentiamo di dire».

Dal Comando provinciale hanno tenuto fin dall'inizio molta attenzione a non sbilanciarsi, dovendo tenere conto dei fatti e delle prove certe. Domandandoil come sia stato possibile che alcune testate abbiano citato una giacca con la scritta rossa, l'agente ci aveva rivelato che c'era un video «in cui scappa in cui è difficile identificare una scritta perché in bianco e nero e sgranato, sicuramente non è un barbone».

A un mese dal giorno dell'omicidio, ancora non se ne sapeva nulla:le indagini proseguivano con gli elementi a disposizione. Soltanto il primo aprile 2019 è arrivata la svolta, come riporta la descrizione del video fornita dai carabinieri:

Nelle immagini acquisite dai carabinieri di Torino viene mostrata anche la sua fuga. Said corre ancora con quella busta in mano lungo il Po per poi scomparire nel nulla fino a lunedì 1 aprile, giorno in cui si è costituito alle autorità

Secondo alcuni commentatori dell'ultima ora,gli agenti delle forze dell'ordine o sono dei bugiardi o avevano torto, ma c'è da domandarsi come possano avere torto e come possano mentire in mancanza di prove che potessero fornire e confermare un identikit come quello diffuso dai media e sui social. Gli agenti, come i giornalisti, si attengono ai fatti e alle prove a disposizione, elementi che in quei giorni risultavanomancanti anche agli stessi carabinieri che svolgevano le indagini.