La Alan Kurdi è l’unica nave Ong nel Mediterraneo. Che fine hanno fatto le altre?

di Angela Gennaro

La nave Alan Kurdi si trova a circa 24 miglia dall’isola di Malta, in attesa di indicazioni. Al momento è l’unica nave umanitaria operativa nel Mediterraneo centrale. Ma che fine hanno fatto nel frattempo le altre navi ong? 

Alan Kurdi, la nave dell'ong tedesca Sea Eye che porta il nome del bimbo curdo siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia è, al momento, l'unica imbarcazione umanitaria nel Mediterraneo Centrale. A periodi alterni, la lotta a quelli che Luigi Di Maio definì i «taxi del mare» raggiunge l'apice, con l'effetto di non avere più neppure una nave di ricerca e soccorso nelle acque tra l'Italia, Malta e la Libia: una delle rotte migratorie più mortali al mondo. Al momento la nave Alan Kurdi, con il suo carico di 64 persone soccorse – tra cui 12 donne, un bambino e un neonato – si trova a circa 24 miglia dall'isola di Malta, fuori dalle sue acque territoriali e in attesa di ricevere indicazioni su un porto sicuro, dopo il no dell'Italia. Ma che fine hanno fatto nel frattempo le altre navi ong? 

La Alan Kurdi è l'unica nave Ong nel Mediterraneo. Che fine hanno fatto le altre? foto 1

Sea-Watch 3

È una vecchia conoscenza del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Al momento la nave, che batte bandiera olandese, è ferma nel porto di Marsiglia. Il 2 aprile 2019 la ong tedesca ha denunciato l'entrata in vigore «di un nuovo provvedimento imposto dal ministero olandese per le Infrastrutture e la Gestione delle Acque, che ha gravi conseguenze per Sea-Watch e per le altre ong che operano navi battenti la medesima bandiera». Questo intervento, secondo Sea Watch, «attuato frettolosamente e senza lasciare un periodo di transizione a Sea-Watch, mostra la volontà del governo di impedire agli attori della società civile di svolgere le loro operazioni di soccorso».

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Dopo aver completato la manutenzione programmata e «aver superato con successo, lo scorso 15 marzo, l’ennesima ispezione», il 17 marzo scorso la Sea-Watch 3 «era pronta per tornare in area SAR (ricerca e salvataggio). Tuttavia, si è subito palesata l'intenzione dello Stato di bandiera di impedire che ciò accadesse. Fino a quando il governo olandese non avrà garanzia del rispetto dei requisiti tecnici più rigorosi previsti dal nuovo codice, Sea-Watch è costretta a sospendere la sua missione e sarà sottoposta a nuovi pretestuosi processi normativi», dicono dall'ong.

«Il ministero sostiene di essere preoccupato delle persone che Sea-Watch soccorre e ospita a bordo in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro. Bloccare la nostra nave giustificandolo con timori di 'sicurezza' è un argomento fondamentalmente illogico quando l'alternativa è che le persone siano lasciate affogare», dice Johannes Bayer, presidente di Sea-Watch. «Trattenere i naufraghi a bordo delle navi di soccorso per lunghi periodi di tempo costituisce una violazione del diritto internazionale del mare, che i governi stanno traducendo in una responsabilità impropria di Sea- Watch o di qualsiasi altra nave fornisca assistenza a persone in pericolo. È obbligo delle autorità che coordinano il soccorso fornire un porto sicuro senza ritardo», conclude Bayer.

Mare Jonio

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Quella che Salvini definisce la «nave dei centri sociali», dopo essere rimasta ferma in seguito all'ultima missione, dopo essere approdata a Lampedusa il 19 marzo scorso e dopo che la nave è stata sequestrata (e dissequestrata) e il capo missione Luca Casarini indagato insieme al comandante Pietro Marrone, sta per ripartire. «Non ho paura di essere arrestato per aver salvato vite umane. Ho paura di non poter fare abbastanza, ha detto l’armatore della nave», Alessandro Metz.

Open Arms

«Bloccata nel porto di Barcellona da tre mesi.» Lo ha confermato il fondatore della ong spagnola Proactiva Open Arms Oscar Camps ospite del Festival del Giornalismo di Perugia e intervistato da Corrado Formigli. «E' un blocco puramente amministrativo ma sappiamo quali sono i motivi», dice.

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«Essenzialmente sono motivi politici, perché siamo in campagna elettorale, non solo in Spagna ma in tutta Europa. Pensiamo che la nave resterà ferma sino al 28 aprile con varie scuse amministrative, ed è un problema perché è più necessario che mai tornare nel Mediterraneo centrale a salvare vite, siamo in attesa di una soluzione per terminare questo blocco». 

Per l'altra imbarcazione di Open Arms, il veliero Astral, è stata lanciata una campagna di crowdfunding.

Aquarius

Era, e non è più, la più grande tra le navi ong nel Mediterraneo centrale, operata dalla francese Sos Mediterranée in collaborazione con Medici senza Frontiere. A novembre scorso è stata sequestrata a causa di un'indagine della Guardia di Finanza e Polizia, coordinata dalla Procura di Catania, che avrebbe accertato uno smaltimento illecito in 44 occasioni per un totale di 24mila kg di rifiuti. A gennaio il provvedimento preso lo scorso 20 novembre dal procuratore Carmelo Zuccaro nell'ambito delle indagini sul presunto traffico illecito da parte di ong e agenzie marittime è stato annullato. Ma nel frattempo Msf e Sos Mediterranèe hanno annunciato, a dicembre scorso, la chiusura delle operazioni della nave di ricerca e soccorso Aquarius.

«È il risultato della prolungata campagna avviata dal governo italiano e supportata da altri stati europei, per delegittimare, diffamare e ostacolare le organizzazioni umanitarie impegnate a soccorrere persone vulnerabili nel Mediterraneo», dicono le due ong. «Insieme alle inadeguate e inumane politiche migratorie dell’Unione Europea, questa campagna contro le organizzazioni in mare sta minando il diritto internazionale e i principi umanitari. In mancanza di una soluzione immediata, non abbiamo altra scelta che porre fine alle operazioni della nave Aquarius».