Scuola, c’è l’accordo tra Governo e sindacati: revocato lo sciopero del 17 maggio

di OPEN

Giuseppe Conte e Marco Bussetti, che hanno preso parte al tavolo, hanno promesso nuovi concorsi per assumere gli insegnanti e di aumentare gli stipendi dei docenti

Lo sciopero degli insegnanti e del personale Ata che avrebbe dovuto bloccare il mondo dell'istruzioneè stato scongiurato. La revoca è arrivata dopo un incontro notturno tra il premier Giuseppe Conte e i sindacati, terminato alle 6 di questa mattina, 24 aprile.

«Il Governo si impegna a reperire ulteriori risorse finanziarie da destinare specificatamente al personale scolastico in occasione della legge di bilancio 2020», si legge dell'accordo visionato da Open.

Inoltre l'Esecutivo si è impegnato a cercare soluzioni per il precariato.«Il sistema nazionale di istruzione e gli enti pubblici di ricerca hanno storicamente potuto svolgere la loro fondamentale missione grazie all'indispensabile apporto dei lavoratori a tempo determinato -si legge sempre nel documento. – A questi lavoratori deve essere riconosciuta la professionalità acquisita».

Il Governo pertanto si è impegnato a garantire nuovi concorsi per gli insegnantie a individuare le modalità più adeguate e semplificate per agevolare «l'immissione in ruolo del personale docente che abbia una pregressa esperienza di servizio pari ad almeno 36 mesi». Annunciate nuove selezionianche per il personale universitario e nuove misure per valorizzare il lavoro del personale Ata.

Durante l'incontro, a cui ha partecipato anche il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, è stato affrontato il punto dell'autonomia differenziata. I sindacati hanno sin da subito osteggiatoipotesi di regionalizzazione dell’istruzione. Il Governo si è impegnato a salvaguardare l'unità e l'identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme e che tutto il personale abbia uno stesso contratto collettivo.

Il commento di Conte e Bussetti

Subito dopo l'incontro – inizialmente previsto per le 20, ma iniziato dopo mezzanotte a causa di un lungo Consiglio dei ministri – il premier Giuseppe Conte ha condiviso un post su Facebook, dando la notizia della revoca dell sciopero.

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«Giornata o, meglio, notte impegnativa. Sono le 6 del mattino e si è appena conclusa una riunione fiume con i sindacati del mondo della scuola: istruzione e ricerca sono un comparto strategico per il nostro Paese e una priorità di questo governo», ha scritto Conte.

In merito degli stipendi degli insegnanti italiani – che sono drasticamente diminuiti negli ultimi annie sono i più bassi in Europa – il premier si è detto«consapevole di dover investire di più in questo settore», ma ha ribadito la promessa di trovare le risorse necessarie per il rinnovo contrattuale e per un«congruo incremento degli stipendi» perché «le retribuzioni degli insegnanti devono essere adeguate alla responsabilità che ricoprono».

«Andiamo avanti sulla via del dialogo, con l’obiettivo di superare le vertenze di un comparto troppo a lungo trascurato dai precedenti governi. Il nostro obiettivo è rilanciare e far ripartire il sistema Italia. Continuerò a visitare le scuole italiane, nella consapevolezza del ruolo fondamentale che esse svolgono, in una prospettiva inclusiva e solidale, nella costruzione di un futuro migliore, più umano e più giusto, per il nostro Paese», ha concluso Conte.

«Ringrazio il presidente Giuseppe Conte per il supporto dato alla trattativa e ringrazio i sindacati: insieme stiamo lavorando per il bene della scuola», ha detto il ministro dell'Istruzione Bussetti dopo l'incontro.

Il commento dei sindacati

«È sicuramente apprezzabile che il Presidente del Consiglio, insieme al ministro dell'Istruzione abbiano voluto direttamente incontrare i sindacati della Scuola e dell'intero Comparto Istruzione e ricerca», scrivono in una nota le organizzazioni sindacali che hanno preso parte al vertice. Precisando però che quello dell'incontro e del dialogo deve essere un«metodo permanente e ordinario enon da utilizzare solo nei momenti in cui le organizzazioni sindacali sono costrette a mobilitarsi».

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