“Salva Roma”, salvo a metà. Salvini: «I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani»

di Alessandro Parodi

Di Maio arriva al vertice iniziato dopo voci sulla sua diserzione. Salvini tiene il punto su «un provvedimento ad hoc che si occupa di Comuni». Poi il compromesso

Dal consiglio dei ministri, conclusosi in tarda serata, esce una soluzioni di compromesso, o forse, una pace armata. Salvini esulta: «La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati dagli italiani». Nel corso del Cdm sarebbero infatti stati stralciati i commi 2, 3, 4, 5 e 6 della norma "salva Raggi". Dall'altra sponda il commento dei 5 Stelle sembra far trapelare una certa soddisfazione: «E' un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani».

Durante il Consiglio dei ministri il premier Conte avrebbe manifestato irritazione nei confronti di Matteo Salvini che aveva dato per certo lo stralcio del "Salva Roma" dal dl Crescita senza esserci consultato – a quanto pare – con gli alleati di governo e con lo stesso Conte. 

Il Consiglio dei ministri ha preso il via senza il vicepremier Luigi Di Maio. Sul contenuto del vertice si sono alternate durante la giornata voci contrastanti: nell'ordine del giorno, che era stato diffuso nel pomeriggio, non compariva il provvedimento più atteso, il decreto che avrebbe dovuto contenere il cosiddetto "Salva Roma", elemento di dibattito e divisione fra Lega e 5 Stelle negli ultimi giorni. Fonti del governo nel pomeriggio avevano poi chiarito che il decreto sarebbe stato discusso «fuori sacco» (cioè al di fuori dell'ordine del giorno) perché formalmente già approvato in una precedente riunione.

Di Maio, ad ogni modo, era stato dato per assente in quanto impegnato nella registrazione del programma televisivo Di Martedì, in onda questa sera su La7. Il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto iniziare alle 18 di oggi (23 aprile), ma è poi slittato a due ore più tardi. È possibile che questo cambio d'orario avesse impedito a Di Maio di essere presente, accavallandosi con la registrazione tv. Ma, a consiglio dei ministri iniziato, fonti del M5S hanno poi assicurato che il vicepremier sarebbe arrivato al vertice. E infatti, intorno alle 21, ecco il vicepremier M5s fare il suo ingresso a Palazzo Chigi.

La scelta di non essere presente avrebbe potuto anche essere una scelta politica: dal Movimento 5 Stelle sono arrivati durante la giornata due decisi attacchi alla Lega: Di Maio, direttamente dal suo profilo social, ha preso le distanze dagli esponenti del Carroccio che non festeggeranno il 25 aprile, mentre dal blog delle Stelle sono arrivate richieste di chiarimenti (nella forma di quattro domande) al sottosegretario leghista Armando Siri, indagato per corruzione.

Il premier Conte, poco prima dell'inizio del Consiglio dei ministri, aveva chiesto alle due forze di governo di votare positivamente sul controverso "Salva Roma". La sintesi di questo lavoro – avevano spiegato in ambienti della maggioranza – potrà dar luogo a diverse opzioni: approvazione del provvedimento così come entra in riunione per poi aggiungere altre norme, come quelle che riguardano le altre città, in sede di conversione parlamentare; approvazione del provvedimento stralciando il Salva Roma per poi inserirlo in un altro contesto insieme ad altre norme. Insomma si cercava di trovare un compromesso.

Ma Salvini, entrando a Palazzo Chigi, ha chiarito definitivamente la sua posizione: il "Salva Roma" dovrà essere stralciato dal dl Crescita e «tutti i comuni in difficoltà saranno aiutati nella stessa misura» all'interno di «un provvedimento ad hoc che si occupa di Comuni». Mentre, secondo fonti del M5S, «non è stato discusso il decreto Crescita, dunque non si è potuto stralciare nulla, meno che meno il "Salva Roma"». 

Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev 

Perché Di Maio era stato dato per assente al Consiglio dei ministri per poi comparire a vertice? Potrebbe non voler dire nulla, oppure essere il sintomo di un dissapore ulteriore interno all'esecutivo. Il fatto che il "Salva Roma" non rientri nel dl Crescita – secondo Salvini - rappresenterebbe un'ennesima vittoria del viceministro leghista sugli alleati pentastellati. Non essere presente avrebbe voluto dire per il ministro del Lavoro lasciare campo libero a Salvini. 

Di Maio intanto getta acqua sul fuoco. Il ministro del Lavoro conferma, rispondendo a Giovanni Floris durante la trasmissione Di Martedì, che la sua chiacchierata assenza al vertice non è dovuta a una polemica con gli alleati, ma a ragioni di orari concomitanti: «Il Cdm è stato spostato avanti di un'ora. Non c'è nessuna ripicca e non ci facciamo dispetti. Il lavoro che facciamo ogni giorno – continua Di Maio - è quello che cerchiamo di portare avanti per migliorare la qualità della vita degli italiani: finisco qui e li raggiungo. In ogni caso la relatrice è la ministra Lezzi».

Prima di raggiungere Palazzo Chigi il vicepremier, sempre a Di Martedì, ha dichiarato: «Questa norma non mette un euro sulla capitale: dice solo che le banche devono chiedere meno interessi ai cittadini romani per il debito del Comune di Roma. Lo si vuole fare per tutti i comuni? – ha chiarito riferendosi alla proposta della Lega – Lo possiamo fare ma di che vittoria stiamo parlando quando non si aiutano i cittadini di un comune? Se c'è qualcuno che sta godendo perché non è passata, complimenti, è solo una ripicca verso i cittadini romani».