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L’asse (immaginario) tra Pd e 5 Stelle e l’elenco «delle colpe dei Dem»

16 Maggio 2019 - 06:24 Redazione
I due partiti insieme, più Liberi e Uguali, avrebbero oggi 345 deputati e 163 senatori, ma l'ipotesi viene continuamente smentita da Di Maio e Zingaretti. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ha evocato il rischio che lo spread, dopo il voto, «condizioni» le scelte della politica
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Èsolo virtualel'asse che unisce il Movimento 5 Stelle e il Pd: esiste nei numeri, quasi gli stessi a disposizione del Colle (e dei diretti interessati) durante la formazione del governo solo un anno fa. I due partiti insieme, più Liberi e Uguali, avrebbero oggi 345 deputati e 163 senatori:maggioranza quest'ultima piuttosto risicata anche considerando i parlamentari più vicini a Matteo ​​​​Renzi, che per primo nello studio di Fabio Fazio andò ad annunciare il«no alla fiducia a un governo Di Maio». Era il 29 aprile 2018.

Eppure le continue tensioni tra gli alleati di governo sembrano dare, a molti osservatoripiù di un motivo per considerare ri-apertoquesto dialogo. Così da giorni, per smentire una possibile alleanza tra il Movimento 5 Stelle e il partito di Nicola Zingarettisi susseguono dichiarazionida entrambi gli schieramenti. I 5 Stelle hanno perfino compilato un elenco delle«colpe del Pd», pronosticando un'alleanza tra Dem e Forza Italia.

https://www.facebook.com/movimentocinquestelle/posts/10156948626085813

Tra i punti contestati dal partito di Di Maio ci sono l'abolizione dell'articolo 18,il sostegno al governo Monti e la proposta di legge sull'aumento di stipendio dei parlamentari (poi ritirata dal senatore Zanda). A sostenere la vicinanza tra i due partiti c'è ad esempio l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari:«L'area elettorale dei 5 Stelle e quella del Pd sono molto più omogenee di quella Lega-M5s», ha detto all'Adnkronos.

All'alleato di governo Salvini, il capo politico M5S ha invece fatto notare che è il leader leghista a«essere stato a cena con Maria ElenaBoschi», e non lui. Ma l'ultima prova di forza tra gli alleati di governo non è andata come sperava il Movimento 5 Stelle: Luigi Di Maio aveva chiesto alla Lega di votare a favore dell'emendamento M5S sulle nomine nella sanità, come pre-requisito per tornare a parlare delle autonomie regionali.

E invece il 15 maggio, in commissione Affari Sociali alla Camera, la Lega si è astenuta. Si tratta solo dell'ultimo attrito tra i due alleati, dopo l'aumento dello spread.Il sottosegretario alla presidenza del ConsiglioGiancarlo Giorgettiha evocato il rischio che lo spread, dopo il voto, «condizioni»le scelte della politica. E sulle tensioni nel governo, il numero due della Lega ha detto:«Litigare senza incontrarsi serve a poco. Verrà il momento in cui (Di Maio e Salvini, ndr) si incontreranno e litigheranno e questo produrrà qualcosa, in un senso o nell'altro».