Le foreste distrutte della Val Camonica. Open sulle aree colpite dalla tempesta Vaia – Video

di OPEN

A sei mesi dalla tempesta che si è abbattuta sulle foreste alpine del Nord Est, in Val Camonica, in provincia di Brescia, si vedono ancora i segni del disastro.  Il viaggio di Open

È il 29 ottobre 2018 quando la tempesta Vaia si abbatte violentemente sulle foreste alpine del Nord Est, colpendo, con piogge e raffiche di vento oltre i 150 chilometri orari Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

A terra restano più di 8,5 milioni di metri cubi di legname: in poche ore vengono abbattuti tanti alberi quanti se ne tagliano solitamente in 5-7 anni. A 6 mesi dal disastro, Open ha visitato una delle aree più colpite, in Val Camonica, in provincia di Brescia, dove ancora oggi si possono vedere alberi per terra e strade interrotte.

«Mai vista una cosa del genere, tanto sconforto e disperazione. Paesi isolati, piante per strada, danni alle linee elettriche», questo il racconto di chi ha vissuto quelle ore e che oggi prova a ricominciare, a tornare alla normalità.

Una grave emergenza che ha messo in ginocchio, soprattutto dal punto di vista economico, i proprietari forestali: il costo di lavorazione degli alberi è divenuto maggiore per il pericolo di infortuni rappresentato dalle piante pericolanti.

Per questo motivo Pefc Italia, associazione senza fini di lucro, ha deciso di lanciare il progetto di “Filiera solidale” chiedendo alle aziende italiane di acquistare legname proveniente dagli schianti anziché all’estero come avviene nella norma.

Ad aderire è stata, ad esempio, la “Marlegno”, azienda che realizza case in legno su misura, e che Open ha incontrato nella sede di Bergamo. Fa parte della filiera anche la “Segheria Romelli Legnami srl” (BS) che si occupa di progettazione, lavorazione e montaggio di strutture in legno massiccio e lamellare.

Il 2018 è stato un anno terribile per le foreste italiane: 494 i comuni coinvolti in quattro regioni con la Lombardia che è la terza area più colpita soprattutto nelle zone montane delle province di Brescia e Sondrio. I danni stimati dalla Regione Lombardia sono di circa 50 milioni di euro.

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