Usa, 18 capi d’accusa per Assange, rischia 170 anni

Per l’accusa, la pubblicazione su Wikileaks dei nomi di cittadini afgani e iracheni che collaboravano con gli Stati Uniti, avrebbe messo a repentaglio la loro sicurezza

Contro Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, gli Stati Uniti muovono ben 18 capi di accusa. Tutti le imputazioni riguardano l’aver violato – come spiega il Dipartimento della giustizia americano – l’Espionage Act: Assange sarebbe colpevole della pubblicazione nel 2010 di documenti diplomatici e militari top secret, violando così segreti di Stato. L’attivista digitale ora, in attesa dell’estradizione, rischia fino a 170 anni di carcere.

I documenti furono trafugati dall’ex analista dell’intelligence Usa Chelsea Manning e poi trasferiti all’organizzazione di Assange mettendo così in grave imbarazzo l’amministrazione americana. Il legale di Assange, subito dopo l’incriminazione, ha definito le accuse «una minaccia contro tutti i giornalisti».

Secondo molti osservatori, infatti, l’azione senza precedenti contro Assange, lascia presagire una severa stretta da parte dell’amministrazione sulla fuga di notizie e suona come una vera e propria sfida di Donald Trump al primo emendamento della costituzione americana, quello che protegge la libertà di stampa e i giornalisti.

Si tratterebbe, sempre secondo alcuni osservatori internazionali, dell’avvio di un’offensiva portata avanti dal tycoon contro il mondo dei media, definiti più volte «nemici del popolo» e rei di diffondere fake news. «Le azioni di Assange hanno messo seriamente a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e portato benefici ai nostri avversari», afferma il Dipartimento di Giustizia, secondo cui «Assange, Wikileaks e Manning hanno condiviso l’obiettivo comune di sabotare le restrizioni di legge che riguardano le informazioni riservate».

I 18 capi di accusa mettono alla sbarra Assange per la sua decisione di pubblicare i nomi di cittadini afgani e iracheni, giornalisti e leader religiosi che fornivano informazioni alle forze americane, esponendo queste persone «a gravi rischi». Ora il fondatore di Wikileaks potrebbe essere condannato a dieci anni di carcere per ogni capo di accusa, mentre resta in attesa di sapere se, dopo il suo arresto a Londra l’11 aprile scorso, sarà estradato negli Stati Uniti come richiesto dalle autorità di Washington.

Intanto la Svezia attende una risposta alla sua domanda di estradizione dal Regno Unito per un caso di presunto stupro. L’ex marine Chelsea Manning, che fornì i documenti top secret a Wikileaks dopo averli trafugati mentre era in servizio in Afghanistan, è stata già condannata da una corte marziale a 35 anni di carcere. Ma nel 2017, dopo sette anni di reclusione, la sua condanna è stata commutata dal presidente Barack Obama.

Leggi anche: