Milano alza i prezzi dei trasporti pubblici. È giusto? Quanto si paga nel resto d’Europa? – I dati

di OPEN

L’annuncio dell’aumento ha fatto imbestialire i pendolari. Come sono le tariffe nelle altre città europee

Per qualcuno è una cattiva mossa per l’ambiente, per altri è una scelta poco intelligente vista la difficile situazione economica delle periferie; per altri ancora, resta comunque un affare, vista l’efficienza e la puntualità. In qualsiasi modo la si pensi, a partire dal 15 luglio a Milano i prezzi di bus, metro e tram aumenteranno di 50 centesimi, salendo a 2 euro a corsa.

L’ufficialità è arrivata lo scorso 31 maggio, con l’approvazione della delibera sulle nuove tariffe. A subire un aumento saranno anche i carnet da 10 corse, che passeranno da 13,80€ a 18€ diventando però impersonali, i pass giornalieri (da 4,50€ a 7€) e gli abbonamenti settimanali (da 11,30€ a 17€).

In cambio, il Comune ha esteso la validità dei ticket anche ai comuni di prima fascia, come Rho Fiera, Sesto San Giovanni, San Donato, Bollate, Rozzano e Bresso. Ma non è l’unico benefit che Milano offre in cambio ai suoi residenti e a chi è solo di passaggio. Perché nonostante gli aumenti di prezzo non siano mai ben visti dai cittadini, il compromesso milanese resta comunque all’interno della media europea. E per quanto riguarda il paragone con le altre città italiane, dove la differenza di prezzo non è così scontata come ci si aspetterebbe, la qualità è imparagonabile.

Milano Vs Roma: una débâcle annunciata

Che il quadro del bilancio capitolino abbia qualche problema non è certo una novità degli ultimi giorni. Fatto sta che le risorse stanziate dal Comune di Roma per la mobilità sono inferiori del 38% rispetto a quelle stanziate da Milano. E considerando che la Capitale è 7 volte più grande del capoluogo lombardo e che gli abitanti di Roma sono un milione e mezzo in più di quelli di Milano (2,873 milioni contro 1,352 milioni), la differenza non è da poco. Il che significa meno posti a sedere, meno treni (meno nuovi), e meno copertura territoriale.

Senza scomodare il numero (e l’operatività) delle linee sotterranee (Milano ne ha una in più di Roma, e presto due), una nota particolare è che, in proporzione, i prezzi della Capitale non sono molti più convenienti di quelli di Milano. Un abbonamento mensile classico costa in entrambe le città 35 euro, con le dovute agevolazioni previste per gli studenti e gli over 65 (o per l’ISEE per quanto riguarda Roma e il Lazio). Per quanto riguarda la cifra annua, lo scarto è di appena 70 euro.

Milano in Europa

5,60 euro a Londra, 2,80 a Berlino, 2,15 a Barcellona, 1,90 euro a Parigi. Le nuove tariffe di Milano sembrano essere perfettamente in linea con la media delle grandi capitali europee. L’aumento, imposto anche dai tagli ai finanziamenti locali, ha comunque mantenuto le tariffe milanesi tra le più basse d’Europa.

C’è da dire, però, che molte città e comuni europei hanno reso totalmente o in parte gratuita la circolazione pubblica, e che molte altre stanno prendendo in considerazione l’idea di abbandonare i mezzi a pagamento per far fronte al cambiamento atmosferico. È il caso di Tallin, in Estonia, che ha scelto di non far pagare i residenti (ma i turisti sì), e di alcuni comuni francesi. E della Germania, che già da prima dell’exploit dei Verdi, aveva iniziato a prendere in considerazione l’idea di annullare i costi per abbassare l’inquinamento atmosferico.

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