Salvare le api per salvare noi: le startup da tenere d’occhio degli apicoltori under 30 – Il video

Quattro giovani, due startup e un solo obiettivo: innovare l’apicoltura per salvaguardare questi delicatissimi insetti

Giovanissimi, under 30 e con il sogno di salvare, attraverso l’innovazione, uno dei lavori più antichi del mondo: l’apicoltura. Ma salvare le api significa salvare l’uomo: senza questi insetti, la cui esistenza è messa a serio rischio a causa di pesticidi e cambiamenti climatici, tre cibi su quattro sparirebbero dalle nostre tavole. Ogni anno gli apicoltori assistono alla morte del 50% della popolazione di api: è la “sindrome dello spopolamento degli alveari”. E la situazione, negli ultimi 50 anni, è visibilmente peggiorata.

Un problema serio, che ha risvolti economici tanto per la salute e la biodiversità, quanto per l’aspetto economico dell’agricoltura mondiale. Le storie di Gabriele Garavini e Roberto Pasi, fondatori della startup Beeing, e quella di Riccardo Balzaretti e Niccolò Calandri, fondatori di 3Bee, si intrecciano con unico scopo: rendere il lavoro degli apicoltori più semplice e salvaguardare i delicatissimi insetti. Il fattore comune è la spiccata vocazione tecnologica delle loro aziende, innovative in un settore che è cambiato poco nel corso dei secoli.

Beeing, “internet of bees”

Garavini e Pasi, due ragazzi romagnoli, hanno ereditato dai nonni apicoltori la passione per questi insetti. «Ammiriamo le api perché sono forti, organizzate, efficienti – dice Pasi -. Usiamo la tecnologia per sviluppare prodotti che siano alla loro altezza». Il 17 giugno parte il crowdfunding per B-box, un’innovativa arnia urbana che permette di produrre il proprio miele sul balcone e nel giardino di casa. Senza rischi di fastidiose punture: il sistema, ideato per persone non professioniste permette di estrarre il miele direttamente dai favi senza indossare maschera e guanti.

Roberto Pasi e Gabriele Garavini

«Siamo riusciti a tradurre il linguaggio delle api in un codice che noi umani possiamo comprendere tramite smartphone». È il secondo modello di arnia urbana sviluppata dalla startup con sede a Faenza. Garavini e Pasi hanno brevettato anche B-secure, un apparato digitale che permette agli apicoltori di professione di monitorare lo sciame direttamente dallo smartphone. Stato di salute delle api, temperatura e umidità delle arnie, posizione gps e la presenza dell’ape regina: quattro condizioni vitali che si possono controllare in qualsiasi momento da remoto.

3Bee e la salute delle api

Balzaretti e Calandri, anche loro under 30, hanno fondato la startup in provincia di Como. Vicini di casa, hanno frequentato le scuole insieme. Poi, all’università, i percorsi si sono divisi: «Io ho un dottorato in ingegneria elettronica, Riccardo in biologia», racconta Calandri. 3Bee è la sintesi di queste competenze: come i giovani di Beeing, anche loro hanno sviluppato un sistema di monitoraggio IoT degli scami. «Puoi seguire il flusso nettarifero, monitorare il livello di importazione delle api, individuare il momento esatto per aggiungere e togliere melari e controllare le scorte invernali».

I primi giorni di giugno è arrivata una bella notizia: la startup, di Fino Mornasco, in provincia di Como, si è aggiudicata il bando Sme Instrument di Horizon 2020. È uno dei più prestigiosi riconoscimenti a livello europeo che garantisce visibilità e fondi per far crescere l’impresa. «In soli 2 anni siamo passati da 2 a 8 persone grazie alle sole nostre forze. Ora questa spinta ci porterà ad assumere altre 4 persone, aprire una sede di ricerca e sviluppo a Milano ed espandere il nostro mercato in tutta Europa con il motto di pollinate the world».

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