Le ombre sul caso Mered, il trafficante di esseri umani che potrebbe essere solo un profugo innocente

Il pm ha chiesto la condanna a 14 anni per Mered Medhanie Yedhego, considerato un pericoloso trafficante di esseri umani. «Hanno arrestato la persona sbagliata», dice a Open l’avvocato difensore. Sono in molti a essere convinti di uno scambio di persona

Un «pericoloso trafficante di essere umani», chiuso in una cella da diversi anni, conoscerà a breve la sua sentenza. Contro di lui sembrano esserci prove schiaccianti, quando fu arrestato si parlò di un cellulare pieno di fotografie inequivocabili: immagini di corpi smembrati e di scene di cannibalismo. Ma se il processo fosse a carico della persona sbagliata? Se a sedere sul banco degli imputati fosse un innocente? Sembra la trama di un giallo, di un film poliziesco, invece è tutto vero.

Davanti alla corte d’Assise di Palermo ha avuto luogo la requisitoria del processo a carico di Mered Medhanie Yedhego, 38enne originario dell’Eritrea. A sostenere l’accusa il pm Calogero Ferrara che ha iniziato con queste parole: «Il traffico di esseri umani è una delle attività criminali più redditizie, coinvolgendo decine di migliaia di soggetti e muovendo somme enormi. Basti pensare che ogni profugo paga tra i 2 mila e i 3 mila dollari per ogni viaggio via terra e altri 3-4 mila per la traversata del Mediterraneo e poi per raggiungere la destinazione finale. Il migrante è senza dubbio la vittima del reato».

I dubbi dei giornali internazionali

Ferrara ha chiesto per l’imputato la condanna a 14 anni di reclusione. Una richiesta che Michele Calantropo, avvocato difensore del presunto Mered, ha definito a Open «assurda e insensata» perché il suo cliente «non è un trafficante di uomini», ma la «vittima di uno scambio di persona»

Soltanto qualche settimana fa infatti la televisione pubblica svedese (Svt) si è interessata al caso e ha prodotto un documentario in cui emergono nuove prove a sostegno della tesi dello scambio di persona. “Nuove”, perché in passato anche altre testate, tra cui The Guardian e il New Yorker, si erano interessate alla vicenda sostenendo la versione dell’avvocato, cioè che al posto Mered Medhanie Yedhego a sedere in tribunale sia un innocente, un profugo poco più che 30enne: Behre Medhanie Tasmafarian.

La vicenda

A maggio 2016 un uomo viene arrestato in Sudan ed estradato in Italia a giugno dello stesso anno. Si tratterebbe di Mered Medhanie Yedhego. È accusato di essere a capo di una grande organizzazione che gestisce il traffico di essere umani. L’uomo, che allora aveva 35 anni, avrebbe organizzato il viaggio di almeno 13mila persone dalla Libia verso l’Italia: destinazione Europa.

La notizia dell’arresto viene data con una certa enfasi dai media italiani. «L’arresto e l’estradizione in Italia di Mered Yedhego Medhanie è un risultato straordinario conseguito grazie a un’intensa attività investigativa e di cooperazione transnazionale», dichiara Angelino Alfano, allora ministro dell’Interno.

Un caso che arriva fino a Londra

Anche i media inglesi danno la notizia con un certo entusiasmo visto che era stata la National Crime Agency britannica a comunicare agli italiani il luogo in cui si trovava il trafficante permettendone così l’arresto e l’estradizione.

Secondo la Bbc, l’uomo viene definito capo di «un impero milionario». Per l’agenzia anticrimine britannica si tratta del «responsabile della tragedia di Lampedusa». Il pm Ferrara definisce l’uomo come «uno dei quattro trafficanti più importanti del Nordafrica».

I media internazionali però cominciano sin da subito a nutrire dubbi sull’identità dell’imputato che nel 2017 viene rinviato a giudizio. Sono in molti a sostenere infatti la tesi della difesa secondo cui si tratterebbe di Medhanie Tesfamariam Berhe, profugo eritreo di 31 anni, mai stato in Libia.

«Questo non è il mio nome, questo non è il mio cognome. Questa non è la mia identità. State accusando l’uomo sbagliato. Tutto questo è assurdo», ha detto lui stesso davanti al giudice la prima volta che è stato sentito in tribunale ad ottobre del 2017.

La tesi dello scambio di persona

Nel 2016, The Guardian pubblica un articolo dal titolo ‘They got the wrong man”, says people-smuggling suspect da cui emergerebbero prove dello scambio di persona e del fatto che l’uomo detenuto a Palermo sarebbe Medhanie Tesfamariam Berhe e non il trafficante Medhanie Yehdego Mered.

I giornalisti Lorenzo Tondo e Patrick Kingsley sostengono nell’articolo di aver visto i messaggi inviati dal profilo di Mered in cui è lui stesso a dire di essere libero. Da questi stessi messaggi emergerebbe inoltre che Mered non è un trafficante così importante come lo hanno fatto passare le autorità internazionali.

Tesi, quella dello scambio di persona, sostenuta anche da alcune persone che hanno detto di aver avuto a che fare con il vero Mered e che escludono che sia la stessa persona detenuta a Palermo.

Dal New Yorker alla televisione svedese

Nel 2017 il New Yorker è tornato sulla questione con un articolo di Ben Taub che approfondisce il lavoro di Lorenzo Tondo e mette insieme una serie di prove a sostegno della stessa tesi: lo scambio di persona.

Il New Yorker riporta anche una parte del primo interrogatorio del presunto Mered. «Capisce le accuse che le sono rivolte?», gli chiede il Procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi. «Sì, ma perché mi dite che sono Medhanie Yehdego?», risponde l’uomo. «Va bene, a parte il nome… », dice il pm.

Ultima, in ordine di tempo, a dedicare spazio alla vicenda è stata la televisione pubblica svedese Svt che ha realizzato un documentario grazie alla collaborazione con il giornalista Tondo in cui vengono messe in evidenza nuove prove a sostegno dell’innocenza dell’uomo processato davanti alla corte d’Assise di Palermo.

Nel documentario emerge come il vero Mered vivrebbe in libertà in Uganda. A confermarlo ai giornalisti svedesi sarebbero stati diversi cittadini ugandesi ed eritrei che sostengono di aver incontrato Mered. Un testimone avrebbe assicurato di aver visto Mered ubriaco per le strade dell’Uganda e avrebbe detto che l’uomo è considerato una sorta di «celebrità» di cui tutti hanno paura e nessuno «tenta per questo di arrestarlo».

Ma c’è di più. Svt assicura di essere in possesso di un fascicolo in cui emerge che le autorità europee sono a conoscenza dell’errore di persona, ma non riescono a convincere i pm italiani ad emettere un nuovo mandato di cattura.

L’avvocato: «Requisitoria assurda e insensata, le nostre prove sono schiaccianti»

Michele Calantropo è l’avvocato di colui che è finito a processo come Mered, ma che sin dall’inizio sostiene di essere un’altra persona. In questi anni di processo Calantropo non ha mai cambiato idea sull’innocenza del suo cliente. «Non importa quello che credo io, ma in dibattimento abbiamo portato una mole di prove schiaccianti», ha detto il legale a Open. Durante le varie udienze, sono stati sentiti infatti diversi testimoni, persone che hanno viaggiato con il vero Mered e hanno escluso che possa trattarsi della persona che si sono trovati seduta sul banco degli imputati.

«Quelle persone perché avrebbero dovuto mentire? Perché avrebbero dovuto proteggere un criminale?». Testimonianze a parte anche la perizia fonica ha escluso che la voce dell’imputato sia la stessa di una registrazione vocale attribuita al vero trafficante. «Le prove non lasciano dubbi, per non parlare della quantità di prove escluse come il test del Dna sul figlio del trafficante». Allora perché il pm resta convinto della colpevolezza dell’imputato e continui a escludere un errore di persona? «Durante la requisitoria ha detto ‘le prove dell’avvocato sono tutte false. Le nostre sono tutte vere’. Così è inutile fare i processi».

A una domanda sul caso Mered-Berhe, il pm Ferrara si è rifiutato di rispondere ai giornalisti di Svt e ha preferito interrompere l’intervista. No comment dunque sulla questione dello scambio di persona. Lo stesso pm ha portato davanti al giudice la sua requisitoria e ha chiesto 14 anni di carcere per Mered, o forse Berhe.

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