Perché l’Italia litiga con l’Ue sull’immigrazione?

È uno dei maggiori campi di scontro tra i 28 Paesi membri e cavallo di battaglia di euroscettici e sovranisti

Le prossime elezioni europee saranno prima di tutto un voto sull’immigrazione. La battaglia combattuta dai diversi partiti in campagna elettorale è stato giocata, soprattutto dal fronte euroscettico e sovranista, sulle paure degli europei di un’ “invasione” incontrollata di migranti.

La crisi migratoria

Dal 2015 la Ue si è trovata a fronteggiare una crisi migratoria senza precedenti nella sua storia. Con l’inizio del conflitto in Siria nel 2012 e l’acuirsi della situazione umanitaria, nel corso degli ultimi anni il flusso migratorio verso l’Europa è aumentato come mai prima d’ora causando diversi problemi nella loro gestione.

Bruxelles si è trovata impreparata a rispondere in maniera appropriata all’emergenza umanitaria e ad assistere chi è riuscito ad attraversare il Mediterraneo attraverso un sistema di accoglienza condiviso fra i vari Paesi.

Ansa/ Un gruppo di migranti è avvicinato da una delle imbarcazioni della Ong tedesca Sea Watch, vicino alla costa della Libia.

Le politiche dell’Unione sono state messe in discussione da quei Paesi membri abbandonati a colmare i buchi di una normativa che ha lasciato ai Paesi di frontiera, come l’Italia e la Grecia, l’arduo compito di farsi carico di migliaia di arrivi.

Nonostante l’annuncio di un sistema di ricollocamento per una redistribuzione dell’onere dell’accoglienza, il peso maggiore è rimasto sulle spalle dei Paesi del Mediterraneo.

Il Regolamento di Dublino

Chiamato anche Convenzione di Dublino è uno degli accordi più dibattuti sul tavolo di Bruxelles. Il regolamento prevede che sia il Paese di arrivo a dover gestire la richiesta d’asilo. L’iter, almeno in Italia, è lungo. Per evadere una domanda c’è bisogno spesso di mesi, se non anni, durante i quali i migranti sono tenuti a restare, salvo speciali permessi, nel Paese di prima accoglienza.

Quasi tutti i 28 Paesi dell’Unione concordano sul fatto che questo sistema non sia più praticabile. Tuttavia i Paesi membri non sono ancora riusciti a trovare un accordo per rivedere il Regolamento. L’Italia e la Grecia credono che i nuovi arrivi debbano essere distribuiti in tutto il blocco, mentre Ungheria e Polonia si oppongono. Francia e Germania attribuiscono la responsabilità dell’accoglienza al Paese di arrivo.

Il Trattato di Lisbona

Entrato in vigore nel dicembre del 2009, l’accordo ha reso il Parlamento europeo colegislatore in materia di immigrazione insieme al Consiglio europeo. Tuttavia, nel caso di un afflusso improvviso di cittadini da Paesi terzi le misure provvisorie sono adottate soltanto dal Consiglio.

Secondo il Trattato inoltre la competenza in materia di immigrazione è condivisa con gli Stati membri, come per esempio per quanto concerne il numero di migranti autorizzati a entrare in un Paese europeo a scopo lavorativo.

La ridistribuzione dei migranti

L’agenda della Ue prevede da tempo l’istituzione di un sistema di ricollocazione e reinsediamento dei migranti a livello europeo, sulla base del «Rispetto reciproco e dovere di cooperazione negli obblighi derivanti dai trattati», previsto dall’Art. 4 del Trattato di Lisbona. Un principio di solidarietà enunciato anche dall’Articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione (TFUE). Questo sistema, però, non è mai stato adottato anche a causa dell’impossibilità dell’Europa di far rispettare gli impegni presi ai Paesi che si rifiutano di aprire i loro confini.

Approccio globale in materia di migrazione e mobilità

Il GAMM, adottato dalla Commissione europea nel 2011, stabilisce un accordo quadro per i rapporti di Bruxelles con i paesi terzi in materia di immigrazione. L’approccio affronta i diritti dei migranti a livello trasversale, dalla tratta degli essere umani alla protezione internazionale e le politiche in materia di asilo.


Ansa/Alcuni migranti a bordo della Sea Watch, 8 gennaio 2018

Immigrazione irregolare

La Ue ha adottato diverse norme per contrastare l’immigrazione irregolare. La direttiva rimpatri fissa le norme comuni per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Al momento Bruxelles sta negoziando e concludendo accordi di riammissione con i Paesi di origine e di transito al fine di agevolare il rimpatrio dei migranti irregolari.

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