Hong Kong, la protesta dei giovani non si ferma: i momenti più caldi in 12 foto – La gallery

Le strade così gremite non si vedevano dal 1977. La legge sull’estradizione ha infiammato gli animi dei cittadini

Sono settimane calde per la Hong Kong. Milioni di persone, infatti, si sono riversate nelle piazze e per le strade per protestare contro una controversa legge sull’estradizione che permetterebbe agli indagati di essere mandati in Cina per essere processati.

La mobilitazione così massiccia ha reso questa protesta la più grande dopo la contestazione del 1997, quando la sovranità di Hong Kong venne trasferita dal Regno Unito alla Repubblica Popolare cinese.

Un boomerang per la governatrice Lam che, visto il clamore della protesta, ha annunciato la sospensione del provvedimento, percepito da molti cittadini come un ulteriore passo del governo vicino alla Cina verso una riduzione dell’autonomia di Hong Kong.

La ragione va fatta risalire a un motivo storico-giuridico: l’ex colonia britannica, come stabilito nel 1997, ha un sistema legale semi-indipendente e sarà semi-autonoma dalla Cina fino al 2047.

Secondo gli oppositori, la riforma non era che una scusa per consegnare nelle mani di Pechino gli oppositori politici o i cittadini cinesi scappati a Hong Kong.

Proteste e tensioni

Spray al peperoncino e barricate e non solo. Sono questi gli effetti della protesta iniziata ieri, 1 luglio, quando nel pomeriggio i manifestanti avevano sfondato la porta d’ingresso del Parlamento di Hong Kong. La polizia ha reagito con cariche e lancio di lacrimogeni.

Alle 14 locali (8 in Italia) i manifestanti hanno cercato di abbattere la porta del Consiglio Legislativo (assemblea parlamentare) di Hong Kong; più tardi, dopo essersi introdotti nel palazzo del Consiglio legislativo, alcuni manifestanti hanno imbrattato le mura dell’aula con dei graffiti. Un manifestante ha anche appeso al podio una bandiera coloniale britannica, riconoscibile grazie all’Union Jack. 

Il sostegno di Pechino

Pechino ha espresso il suo sostegno alle autorità dell’ex colonia britannica nell’indagine contro «gli autori degli atti di violenza». «Questi atti gravi e illegali calpestano lo Stato di diritto a Hong Kong, compromettono l’ordine sociale e colpiscono gli interessi fondamentali della città», ha denunciato ancora in un comunicato il portavoce dell’Ufficio degli affari di Hong Kong e Macao.

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