Migranti, calano gli sbarchi ma calano anche i rimpatri. Tutti i dati del Viminale

Il ministro dell’Interno mantiene la linea dura sugli sbarchi e i porti. Ma sui rimpatri i dati diffusi dallo stesso Viminale parlano di cifre addirittura dimezzate

La fotografia della sicurezza in Italia viene scattata da Castel Volturno, con il bilancio di Ferragosto sulle attività del ministero dell’Interno diffuso dal Viminale, mentre la nave della ong spagnola Open Arms arriva a Lampedusa e infuria lo scontro ai vertici di governo fatto di accuse reciproche.

Una fotografia dalla quale emerge la conferma di un calo notevole degli sbarchi in Italia, rivendicato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini anche nella sua lettera aperta in risposta a quella di Giuseppe Conte sul caso Open Arms.

«Crollo degli sbarchi dell’80% rispetto all’anno scorso (da 20mila a 4mila) e del 90% rispetto all’anno prima, con molti morti in meno», dice Salvini da un lato. Dall’altro, è lo stesso Viminale a certificare un altro dato dal forte impatto sul tema delle migrazioni: quello dei rimpatri. Un aspetto così importante da essere presente nel contratto del governo del cambiamento (con la promessa di rimpatriare 500mila persone irregolari).

Ecco: il Viminale mette nero su bianco che non sta andando così, e che con Salvini come ministro sono state rimpatriate meno persone che all’epoca del governo Renzi e di Marco Minniti agli Interni. I rimpatri forzati sono infatti diminuiti, in questo anno di governo, e che i rimpatri assistiti risultano addirittura dimezzati.

Gli sbarchi e le morti in mare

Cominciamo con gli sbarchi, che sono effettivamente scesi del 79,6%: sono 8.691 le persone arrivate via mare in Italia dal 1 agosto 2018 al 31 luglio 2019, contro i 42.700 dell’anno precedente. Oltre mille i minori accompagnati, un sesto di quanti sono arrivati in Italia dal 1 agosto 2017 al 31 luglio 2018. Calano anche, inevitabilmente, quelli che vengono definiti gli scafisti arrestati: 94 a fronte dei 209 dell’anno precedente.

Fonte: Viminale | 1 AGOSTO 2018 – 31 LUGLIO 2019 Dossier Viminale. Un anno di attività del Ministero dell’Interno

In calo del 95,2% risultano anche i cadaveri recuperati in mare, passati da 83 a 4. Dimezzati i presunti dispersi in mare: da 1.694 e 757, con un calo del 55,3%. Impossibile quantificare i naufragi le cui notizie non arrivano in Europa, e le stese partenze intercettate dalla Guardia Costiera Libica.

Secondo Missing Migrants Project dell’International Organization for Migration, nel 2019 sono morte 844 persone nel Mediterraneo centrale. Nel 2018 erano state 1.541, l’anno prima 2.428, nel 2016, annus horribilis, 3.2018.

Fonte Missing Migrants Project
Fonte: Missing Migrants Project | I dati sui morti nel Mar Mediterraneo

I dati del ministero dell’Interno segnalano che il 36,8% degli 8.691 sbarcati nell’ultimo anno è partito dalla Tunisia (3.201), mentre il 22,3% (1.939) dalla
Libia. Le prime tre nazionalità di chi sbarca, in totale il 53% di tutti gli arrivi, sono invece Tunisia, Pakistan e Iraq.

I rimpatri

Meno sbarchi, ma anche meno rimpatri. Dal 1 agosto del 2018 al 31 luglio del 2019 sono diminuiti dello 0,7% (scendendo da 6.909 a 6.962) mentre quelli assistiti si sono più che dimezzati passando da 1.201 a 555, con un calo del 53,8%. Aumentano invece del 6,7% gli allontanamenti dal territorio nazionale, che passano da 16.425 a 17.531 (quelli alla frontiera sono 9.203, il 17,3% in più dei 7.849 dell’anno scorso).

Fonte: Twitter Sos Mediterranèe | Un soccorso operato dalla Ocean Viking

Mentre il numero degli stranieri regolarmente presenti in Italia è rimasto praticamente invariato (4.116.721 per il 2018 e 4.191.716 quest’anno, con un lieve aumento dell’1,8%), un altro dato che balza agli occhi, sottolinea l’Ansa, è la drastica riduzione dei costi del sistema d’accoglienza, dove attualmente sono ospitati 105.142 migranti, il 34% in meno rispetto al 2018: dai 2,2 miliardi spesi dal 1 agosto 2017 al 31 luglio del 2018 si è passati infatti ai 501 milioni dell’ultimo anno.

Quanto alle richieste d’asilo, i numeri dicono che si sono più che dimezzate, passando dalle 82.382 dell’anno scorso alle 36.250 (-56%) di quest’anno. Le domande esaminate sono state in totale 97.410 contro le 88.165 del periodo precedente: ne sono state bocciate il 70% mentre nello stesso periodo dell’anno scorso erano il 49%.

Calano nettamente le domande per motivi umanitari, passate dal 29% del totale al 6% (un dato che non tiene conto di quelle successive all’entrata in vigore del primo decreto sicurezza) mentre quelle per ottenere lo status di
rifugiato passano dall’8 al 10% e quelle per la protezione sussidiaria dal 7 al 6%.

Rimpatri e nazionalità

«A fine anno saremo a circa 6mila stranieri rimpatriati, numero in linea con gli anni precedenti. Mentre qualcuno aveva parlato, a seconda dei casi, di 500mila o di 90mila da espellere…»: erano state queste le parole con cui Mauro Palma, garante nazionale delle persone private della libertà, quando aveva presentato in commissione Affari costituzionali a Montecitorio un report sulla situazione dei migranti in Italia a fine luglio.

«I rimpatri hanno coinvolto solo il 39% degli stranieri respinti», spiegava Palma. La maggioranza sono albanesi, seguiti poi dai tunisini – in testa, tra l’altro, alla classifica delle nazionalità delle persone che sbarcano in Italia.

Fonte: Viminale | 1 AGOSTO 2018 – 31 LUGLIO 2019 Dossier Viminale. Un anno di attività del Ministero dell’Interno

«ll numero delle persone che il governo italiano sta rimpatriando è minore di quanto prevedono gli accordi», spiegava il parlamentare tunisino Oussama Sghaier all’Agi. «I voli settimanali dei rimpatri dall’Italia spesso tornano con tanti posti vuoti».

I rimpatri spesso saltano per problemi logistici: i costi delle operazioni e l’assenza dei necessari accordi bilaterali di riammissione con i Paesi di origine – fatta eccezione, per esempio, per Marocco, Tunisia o Nigeria.

Per rimpatriare un immigrato, ricorda Milena Gabanelli nel suo DataRoom sul Corriere della Sera, è necessario che il Paese d’origine lo riconosca come suo cittadino: «Se l’ambasciata del Paese in questione non emette il documento di viaggio per il rientro, non possiamo rimpatriare nessuno perché poi non è permesso lo sbarco». Quindi, e lo si ripete sempre quando si parla di rimpatri, «servono accordi con gli Stati che devono riprendersi gli irregolari».

Tra il 2015 e il 2017, la stragrande maggioranza di irregolari che hanno ricevuto il foglio di via, si legge sul Corriere, arrivavano da Marocco (25.440), Tunisia (12.965), Nigeria (5.500) ed Egitto (5.095). Paesi «con cui, tramite la Polizia di Stato, abbiamo firmato accordi che si basano su due pilastri: al fine di migliorare le competenze nei controlli di frontiera, l’Italia paga corsi di formazione alle forze di Polizia di quei Paesi, oltre ad assicurare forniture di mezzi ed equipaggiamenti».

«Ho viaggiato in lungo e in largo in Africa e nel Medio Oriente per incrementare la cooperazione nei Paesi di origine e di transito, dove si concentrano le rotte dei migranti», rivendica non a caso il premier Giuseppe Conte nella sua dura lettera a Salvini sul caso Open Arms. «Abbiamo sempre lavorato intensamente, coinvolgendo anche il ministro Moavero, per rendere più efficace il meccanismo dei rimpatri per i migranti che non hanno diritto ad alcuna protezione».

I numeri degli irregolari

La polemica sui rimpatri era già scattata ad aprile, quando il vicepremier Luigi Di Maio aveva preso carta e penna e scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedergli di convocare un vertice sui rimpatri «ancora fermi». «Occorre lavorare subito sui 600mila irregolari che abbiamo in Italia», diceva Di Maio in uno dei primi espliciti momenti di tensione del governo giallo-verde, seguito da strascichi di accuse reciproche.

500mila, d’altro canto, è il numero degli irregolari messo nero su bianco dal contratto di governo, firmato ormai un anno e un’era politica fa. Ma ad aprile era stato lo stesso Matteo Salvini a smentirlo: il «numero massimo stimabile» di migranti irregolari presenti in Italia dal 2015 è di 90mila persone, diceva Salvini. Non di 500-600mila come sostenuto finora (anche da Di Maio). «Un numero molto più basso rispetto a quanto qualcuno va narrando in questi giorni», conclude.

E quindi l’emergenza? E l’invasione? I numeri, in ogni caso, erano stati messi nero su bianco a dicembre da un report dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, aveva parlato degli scenari entro il 2020, quando «gli irregolari in Italia potrebbero superare quota 670mila».

Fonte: Franco Zavatti | L’attracco della nave Alex nel porto di Lampedusa, 6 luglio 2019

Anche per effetto del decreto-legge sicurezza tanto caro al leader della Lega, che a detta di Ispi potrebbe aggiungere al numero dei nuovi irregolari previsti dallo scenario base – 60mila – altre 70mila persone, più che raddoppiando i nuovi irregolari presenti in Italia. Si tratterebbe del record assoluto, superato solo dal numero di irregolari in Italia registrato nel 2002: 750mila.

«Ai ritmi attuali i rimpatri dei migranti irregolari nei loro paesi di origine avranno un effetto solo marginale: per rimpatriarli tutti sarebbero necessari 90 anni, e solo a condizione che nel prossimo secolo non arrivi più nessun irregolare», chiosa l’Ispi. E secondo l’Istat, di anni ce ne vorranno 100.

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